Rassegna storica del Risorgimento
ANNESSIONI ; TOSCANA
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1941
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461
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La questione dell'annessione della Toscana, ecc. 461
L'Imperatore d'Austria cedeva tutti i suoi diritti sulla Lombardia all' Imperatore dei francesi il quale li avrebbe rimessi al Re di Sardegna.
La Venezia, con Mantova e Peschiera, rimaneva sotto la Corona d'Austria, ma sarebbe entrata a far parte della Confederazione Italiana.
I due Sovrani si obbligavano a far tutti i loro sforzi, eccetto il ricorso alle armi, perchè i Duchi di Toscana e di Modena potessero rientrare nei loro Stati dando un'amnistia generale ed una costituzione.
I due Sovrani avrebbero domandato al Santo Padre di introdurre nei suoi Stati delle riforme statutarie e di separare amministrativamente le Legazioni dal resto degli Stati della Chiesa.
È noto in che modo furono date ed accettate dal Re le dimissioni del Conte di Cavour.
II 15 luglio il Digny giungendo a Firenze da Torino, portava le seguenti notizie:
Sta vera la dimissione data ed accettata di Cavour. Arese fu chiamato dal Re, si ignora se per essere consultato soltanto o se per essere incaricato di formare un Ministero. E, seguita lo Spinola nella sua lettera alla moglie del 15 luglio, il Re giunse ieri a Milano ove fu bene accolto. L'Imperatore è ito a Parigi, si ignoro per guai via. Nell'ultimo proclama dato alle truppe conferma che la Venezia rimarrà sotto lo scettro di Casa d'Austria, in modo però da poter far parte della Confederazione Italiana. Lombardia e Parma definitivamente annesse al Piemonte. Quanto alla Toscana e a Modena l'affare ii complica. Potranno ritornarvi i rispettivi Sovrani antichi ma senza l'aiuto di estere Potenze, vale a dire qualora il popolo li voglia. Ciò può dar luogo a serie complicazioni.
In una lettera del 16, lo Spinola scrive che si lavora alacremente alla formazione delle liste elettorali in Toscana per convocare una Assemblea che deciderà delle sorti del paese ed aggiunge: Pare che né l'Imperatore né 1* Inghilterra avversino la fusione. Questa frase è strana ma evidentemente deriva dall'impressione ricevuta da due lunghi dispacci in cifra inviati da Torino di cui parla nella stessa lettera. Risulta inoltre che il Cavour, subito dopo Villafranca, aveva avuta l'idea che i Commissari nominati dal Re, quale Protettore per la durata della guerra dovessero ritirarsi e lasciare ampia libertà di azione ai Governi provvisori.
Infatti nella stessa lettera è scritto:
li guaio sta che da Torino si consiglia Bon-Compagni di dare la dimissione e ciò è molto saviamente fatto, ma per ora egli non vuol saperne. Per poter dire all'estero: è la Toscana che si è pronunciata per noi, conviene che per ora il Piemonte rimanga estraneo all'Amministrazione della medesima.
Il Conte Arese non riusci a formare il Ministero e già a Firenze il 18 di luglio giungeva la notizia che Rattazzi ebbe miglior successo e fra i Ministri si conta un Gori milanese per le Finanze e La Marmora per la guerra.