Rassegna storica del Risorgimento

ANNESSIONI ; TOSCANA
anno <1941>   pagina <463>
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La questione dell'annessione detta Toscana, ecc. 463
francese Essa ci è indispensabile onde a Zurigo non si consumi il sacrificio di Villafranca.L)
Il programma del nuovo Ministero per la politica estera fa reso noto alle diverse Legazioni sarde in data 23 luglio. Vi si affermavano cose giustissime e cioè che l'Italia non aveva raggiunto quell'assetto indipen­dente che era necessario alla tranqnillità ed alla, pace d'Europa; che la ristorazione dei Principi stava per divenire un perenne fomite di guai e di disordini; che il Governo del Re non si sarebbe prestato a una Con­federazione còli'Austria e presieduta anche onorariamente dal Papa. 2)
Ma il timore della diplomazia francese, l'incertezza dell'azione degli altri Stati Europei, facevano pensare ai nuovi ministri di Sardegna che non si potesse procedere risolutamente; ma che bisognasse mostrarsi moderati e prudenti.
Lo stesso Morelli nel suo saggio sopra Urbano Rattazzi, che a dir vero è un panegirico, afferma: Egli decise di praticare due politiche, l'una all'aperto e conforme ai preliminari di pace, e l'altra occulta e diretta a distruggerne le funeste conseguenze.3)
Infatti la Francia, e specialmente il Walewski, facevano intendere di disapprovare vivamente la politica di annessione. Già il 24 giugno lo ufficioso Monitore francese aveva scritto:
Pare che il pùbblico non si renda esatta ragione del carattere che la dittatura offerta da ogni parte d*Italia al Re di Sardegna presenta, e conclude che il Piemonte senza consultare le grandi Potenze pensi, con l'appoggio delle armi francesi, riunire tutta l'Italia in un solo Stato...
Il 24 e 25 di luglio il Bon-Compagni riceveva dal Dabormida altri dispacci cifrati nei quali lo si avvertiva che avendo il Granduca abdicato in favore del figlio e questi essendo disposto ad elargire la costituzione ed adottare la bandiera nazionale, la Francia desiderava che il nuovo Sovrano fosse ricevuto in Toscana. Il Dabormida nel carteggio personale col BonCompagni lo invitava, e certamente non senza la conoscenza del Rattazzi, a trattenere da qualsiasi passo ardito i componenti del Ministero toscano. Ma il Bon-Compagni colla solita sua dirittura rispondeva: Vous savez quo je ne suis pas assez diplomate pour dire aujourd'hui le contraire de ce que je répéte depuis trois mois. Je pars au plus tòt. 4*
i) Vedi Carteggio CavourMigra* eit.
2) Vedi N. BIANCHI, op, eit.
a) Vedi A. MOHELLI, Urbano Rattazzi, Saggio polUico, Padova, 1874.
*) Vedi L. A. ni LAMPOHO, op. eit.