Rassegna storica del Risorgimento

ANNESSIONI ; TOSCANA
anno <1941>   pagina <464>
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Franco Gavazza
Ed il Poggi nelle sue memorie dice: Il Dabormida invitò (il Bon-Compagni) a predicarci la rassegnazione; ma questi respinse con tanta dignità l'ingrato ufficio che nulla lasciò a noi trapelare. *>
Le lettere alla moglie dello Spinola del 27 e 28 luglio confermano quanto sopra, aggiungendo: Qui tutti sono occupati delle elezioni. Panciatichi (padre) Strozzi, Gherardesca, Alessandri, Ginori hanno fatta professione di fede antidinastica per essere eletti deputati. Questa frase dimostra che la votazione per l'Assemblea Toscana doveva rispondere con chiarezza ai consigli francesi ed alle debolezze piemontesi riguardanti i Principi fuggiaschi.
Il Ministero richiamò alla fine di luglio i Commissari del Re dalle Legazioni, dai Ducati e dalla Toscana. AJbbiaino visto dalle precedenti lettere dello Spinola che questa iniziativa non era altro che l'applicazione di un consiglio già dato dal Cavour subito dopo Villafranca.
Si voleva cosi mostrare all'Europa che i popoli dell'Italia Centrale, liberi da ogni influenza, manifestavano i loro voti.
Segretamente poi il Dabormida invitava i Commissari a lasciare provviste d'armi le popolazioni ed avvertire gli ufficiali piemontesi addetti ai corpi volontari che potevano liberamente restare.
H 3 di agosto il BonCompagni partiva da Firenze e lo Spinola scriveva alla consorte:
Accompagno a Livorno Bon-Compagni in pompa magna. Lo accompagnano Ministri, Segretari Generali, ecc., ecc. Avrà gli onori dovuti ad un rappresentante del Sovrano. Egli ebbe in dono dal Governo una tavola in pietra dura di gran valore e mi si dice avrà pure la cittadinanza fiorentina dal Municipio.
Due giorni dopo, cioè il 5 di agosto, scriveva alla medesima:
Fui ieri l'altro a Livorno come ti scrissi. L'accoglienza fatta al Commissario del Re fu stupenda, non solo in Pisa e in Livorno, ma pur anco nelle stazioni intermedie ove le popolazioni si erano portate in frotta con bande e bandiere malgrado che il convoglio non si fermasse. Il Bon-Compagni fu accompagnato in forma pubblica fino a bordo e l'aspetto del porto di Livorno era veramente magnifico.
Si pranzò dal Governatore e prima del pranzo ebbi tempo di fare una piccola visita al Panciatichi.
Il BonCompagni mi disse che non aveva sentore alcuno che volessero togliermi da Firenze e che credeva priva di fondamento la voce corsa. Disse che avrebbe parlato a Torino per impedire ciò, qualora realmente se ne avesse avuto l'idea.
l) Vedi E. POGGI Memorie storiche del governo della Toscana nel 1859-60, Pisa, Nistri, 1867.