Rassegna storica del Risorgimento
ANNESSIONI ; TOSCANA
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1941
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pagina
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467
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La questione dell'annessione della Toscana, ecc. 467
La mozione per l'annessione fd votata alla unanimità il 20 di agosto* Tre soli rappresentanti mancavano senza aver addotto motivo e cioè il Montanelli e il Parrà, fautori del Regno separato, e il Mazzoni repubblicano.
Il 23 di agosto lo Spinola scriveva:
Partiranno domani o posdomani per Torino i Signori Gherardesca, Ruschi, Adami, Manzi ed altri per partecipare ufficialmente al Re le deliberazioni dell'Assemblea. Non è impossibile che nella risposta che farà il Re vi sia qualche cosa che getti un po' di luce sulle cose toscane.
...Alfieri parte per Tornio. Egli disse al Franceschetti essere chiamato da Rattazzi. Per molte ragioni non credo che ciò sia per affidargli la missione della Toscana.
Ma il 27 di agosto un telegramma da Bologna pregava il Ricasoli di sospendere l'invio della Commissione. Il Ricasoli sospese l'invio e dopo un continuo incrociarsi di proposte e di pressioni la Deputazione parti il primo di settembre.
Si sa come fa lietamente ricevuta a Genova ed a Torino. Il Re rispose accogliendo il voto come una solenne manifestazione della volontà del popolo toscano ed assicurò che in base ai diritti conferitigli da quello avrebbe difesa la causa della Toscana innanzi alle grandi Potenze e chiudeva con'invitare alla perseveranza. H Governo toscano pubblicava, allora un proclama nel quale stava scritto: La nostra antica cultura si unisce alla militare fortezza dei piemontesi: Ogni gente italiana reca nel patrimonio comune le proprie ricchezze. Questo non è vassallaggio di Provincie ma costituzione vera della Nazione.
Questo voto seguito poco dopo da quello delle Assemblee di Bologna, di Modena e di Parma, fece rimanere sconcertati molti uomini politici e specialmente quelli del Governo di Parigi, ma gli sforzi della diplomazia aumentarono presso il Governo di Torino minacciando perfino la interruzione della Conferenza di Zurigo. Il Ministero Rattazzi parve impaurito e comunicò le sue paure al Matteucci.
Le lettere ed i rapporti del Matteucci al Governo di Firenze e quelle particolari al Ridolfì dimostrano quanta incertezza e quanta titubanza fosse nel Governo di Torino, a dir vero giustamente spaventato dalle diverse notizie che giungevano dalle capitali estere. Unica ad incuorare, sebbene non in forma ufficiale, era la direttiva del Governo inglese, che nel riformarsi di diversi statereHi in Italia temeva vedere aumentata la influenza in Europa e nel Mediterraneo dell' Impero francese o di quello austriaco.
Rincuorarono il Governo di Torino il marchese di Vili amarina da Parigi ed il marchese Emanuele D'Azeglio da Londra.