Rassegna storica del Risorgimento
ANNESSIONI ; TOSCANA
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1941
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Franco Cavaseli
Per avanzare nella via dell'unione, il Governo di Toscana chiese al Governo del Re in Torino la conferma dei poteri. Ma fu risposto che tal conferma non si poteva dare perchè sarebbe stato un atto di sovranità. '*
Durante tutto questo periodo il Conte di Cavour se ne stava lontano dalla vita politica, ma seguiva da Leri Io svolgersi di tutti quegli avvenimenti che si ricollegavano alla sua azione dell'anno precedente. Il Bon-Compagni, che era col Cavour in istretta colleganza, se ne stava anch'egli in campagna a Roatto ma si manteneva in corrispondenza con parecchi amici fiorentini ed anche collo Spinola che gli scriveva regolarmente per tenerlo al corrente di quanto stava succedendo. H 17 di settembre il Bon-Compagni inviava allo Spinola la lettera seguente:
Caro Marchese. Le rendo moltissime grazie della sua ultima del 5, e delle notizie che in quella mi comunica. Se me ne darà delle altre le sarò molto tenuto. Le provincie dell* Italia Centrale si portano mirabilmente, meglio di tutte la Toscana che diede col suo-esempio 1' indirizzo alle altre. Badi bene ad osservare se non si manifestino alcuni di quei segni di impazienza che sono troppo naturali a chi aspetta una risoluzione definitiva e quando ciò avvenga Io faccia sapere a Torino, e costì esorti ad aspettare l'avvenire senza turbarsene.
I nostri nemici sono rimasti confusi nel vedere fra noi un senno a cui non si aspettavano ed oggi la loro speranza non risorgerà se noi avremo la virtù di perseverare. H nostro Governo risponde ottimamente ai voti dell'unione, dicendo di voler proteggere la loro causa presso i potentati, mostra di comprendere la natura degli offici che deve esercitare. Ma questo officio andrebbe esercitato con maggiore energia. Si vorrebbe apparecchiare la resistenza, si dovrebbe protestare apertamente contro ogni risoluzióne contraria ai voti dei popoli, senza aspettare tante imbeccate da Parigi. Con tatto ciò io non mi sgomento e quantunque si vada rimessamente, spero che non se ne faranno di troppo grosse.
In quanto alla Legazione di Firenze non c'è pericolo che sia abolita cosi presto. Sarebbe un passo ardito che non si deve aspettare dai nostri governanti
In una seguente lettera del 27 settembre, il Bon-Compagni risponde all'incaricato di affari in Firenze con ancora più precisione riguardo alle direttive ed ai consigli da darsi ai patriotti toscani e, come si vedrà, dà di nuovo un giudizio dì troppa timidità sul Governo La Marmora-Rattazzi. Credo bene riprodurla quasi integralmente:
27 settembre, - Roatto. Caro Marchese, La ringrazio delle notizie che mi comunica*.. In quanto alle còtus di costì eccole fl mio parere. Io credo che converrebbe sistemare il Governo per modo da far conoscere ed al paese ed all'Europa, che si è disposti ad aspettare anche anni ed anni senza desistere dall'intenzione espressa alle Assemblee L'idea del Barone mi paro buono. Credo che il nostro Governo abbia mandato in Toscana mi impiegato per concertare le cose delle dogane, ed in quanto ai passaporti
') Vedi E. POOCfe pp. cU.t eM-iPueaoNJ, Vunità d'Italia nel pensiero e nell'astone del barone Bettino KicasolL Firenze, VallcccW 1932,