Rassegna storica del Risorgimento

ANNESSIONI ; TOSCANA
anno <1941>   pagina <469>
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La questione dell'annessione della Toscana, ecc. 469
una persona che è partita per Lucca mi disse che le avevano dato un foglio di via, osservando che i passaporti non occorrevano più fra Toscana e Piemonte. Qui dì spiacque nel pubblico liberale che il Barone abilitasse Vieusseux a portare le insegne di S. Maurizio., applicando le discipline che sono in vigore per gli ordini esteri. In quanto all'intitolare gli atti al Governo Toscano in nome del Re, non converrebbe correre il rischio di una disdetta. Ma esponendo al nostro Governo la necessità di fare qualche provvedimento e i rischi che si correrebbero astenendosi da ogni partito che dia vita all' idea dell'unione, parrai che questo rischio si dovrebbe evitare. Io vera­mente vorrei che si facesse qualche cosa di più, e credo che il Governo nostro dovrebbe dichiarare altamente che in virtù del voto popolare egli riprende la protezione della Toscana abbandonata per lasciar liberi i suffragi e conferirne l'esercizio al Principe di Carignano. S'intende che la cosa non dovrebbe farsi se non precede il voto della Assemblea. Se ciò non si può ottenere, si procuri di avere il Principe in virtù dei voti delle Assemblee. Se non il Principe un altro che non dia sospetto dì agire con altre intenzioni che quelle espresse dai voti già accolti dal Re. In ogni caso stimo che si debba procurare l'accordo delle quattro provincie e del Governo.
Le difficoltà sono serie, i nostri amici infidi, il nostro Governo un po' irresoluto. Pure col giudizio e colla perseveranza confido che verremo a capo di ogni cosa. Credo che stamperò qualche pagina in cui esporrò tutto il mio pensiero, se pure avvenimenti repentini non mi troncano la parola. Ma spero che non avverrà perchè coloro che vorrebbero disturbare il nostro concetto sono più impacciati di noi.
Come ben si vede il BonCompagni rimaneva sempre il consigliere tanto di uomini politici quanto di esecutori e seguitava ad agire pru­dentemente ma linearmente per il concetto della unità, per quello delle annessioni che fu sempre il suo, anche quando in Toscana ed in Emilia i futuri grandi sostenitori di essa unità, cercavano ancora le più dispa­rate soluzioni al problema della indipendenza italiana. Ed è evidente anche che proprio coloro che alla fine di quest'anno 1859 lo accusa­rono di allontanare l'unificazione, lo fecero proprio in causa del loro spirito regionalistico e perchè temevano che l'antica cultura della Toscana civiltà venisse posposta alla forza militare del Piemonte.
Ma la dirittura morale del BonCompagni, la sua mentalità giuridica, il suo meraviglioso buon senso piemontese, la sua assènza di personali ambizioni, furono una delle più silenziose e sicure forze di congiungimento fra Piemonte ed Italia Centrale.
Vediamo nelle due surriportate lettere il giudizio che il Bon-Compagni dava sull'azione del Ministero La Marmora-Rattazzi; orbene dello stesso mese di settembre .troviamo nell'opera del Puccioni ripor­tate due lettere che il Ricasoli scriveva al Fabrizi; in quella del giorno 21 scriveva fra l'altro:
E che si teme ora? L'intervento non è più possibile; e non perchè l'Imperatore lo disse, ma più ancora non è compatibile con i principi che regolano il diritto pub­blico europeo. Poteva farsi subito dopo la pace di Villafrancu; ma ora il tempo e la