Rassegna storica del Risorgimento

ANNESSIONI ; TOSCANA
anno <1941>   pagina <470>
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470 Franco Gavazza
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possibilità passarono. Io non cesserò mal d'insistere sulla unificazione immediata, reale e politica del nuovo Regno...
Quanto al nominare Carignano quul Reggente è certo che la Toscana potrebbe accettare di farlo, quando ciò si proponesse dal Governo Sardo e vi fosse certezza che venisse. Ma sempre vorrei l'abolizione delle dogane e dei passaporti.
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Ed in quella del 23 settembre così si esprime:
O il Piemonte si volge verso l'Italia Centrale e l'unifica con se, spiegando sopra di essa protezione efficace, o l'abbandona restando nella posizione dubbia in cui oggi si è posto, pigliando consiglio dalla diplomazia, funesta sempre, e non dal voto dei popoli e dalla necessità di salvezza dell'avvenire. La unificazione può avviarla nei modi da me indicati nelle precedenti mie lettere al Re e a Cencio, ma conviene accettare il principio immediatamente, ed attuarlo con decisione. Io credo che ne' momenti gravi l'audacia sia prudenza, e credo che oggi sia il momento. Egli solo, il Governo Sardo, dee guidare questi tre Governi precari, se ancora dovranno avere un'esistenza officiale. Ma, perdio, bisogna muoversi, e operare risolutamente quando il pericolo maggiore sta nell'inerzia...
Da costà dovrebbe partire l'iniziativa di tutto; imperciocché nulla si potrebbe fare per noi soli. se si facesse soli, andressimo alla formazione dell' Italia Centrale e non alla unificazione italiana...
Ed a suo fratello scriveva il 21 di settembre:
Codesto Governo piemontese si lascia intimorire dalla diplomazia francese e noi non la curiamo. Codesto Governo non vuol persuadersi che noi siamo i più forti, perchè siamo concordi e il diritto è dal nostro lato, mentre i Gabinetti son discordi e ci vorrà molto prima che siano d'accordo per il Congresso.
Infatti da Torino si cercava in ogni modo di ritardare l'annessione per paura della Francia che specialmente combatteva tale desiderio delle popolazioni e si consigliava intanto la formazione di uno Stato dell'Italia Centrale.
In Emilia Farini e Mingbetti erano favorevoli e sostenitori di que­sta costituzione e mandarono numerosi messi a Firenze per persuadere il Ricasoli ad accettarla.
B 19 di settembre giungeva infatti a Firenze il conte G. Pasolini che tentò in ogni modo di persuadere il Bicasoli, ma questi si oppose, ritenendo che la formazione di uno stato dell'Italia Centrale avrebbe allontanato il giorno dell'annessione e fatte aumentare le brame napo­leoniche per la formazione di un Principato costituzionale con a capo il principe Girolamo Napoleone.
Una lettera di qualche mese dopo del Pasolini allo Spinola, che trovo fra le lettere in mio possesso, dimostra chiaramente che l'opera di Pasolini non era solo appoggiata dagli statisti emiliani, ma dal Governo piemontese. Infatti il Pasolini ringrazia lo Spinola di aver