Rassegna storica del Risorgimento

ANNESSIONI ; TOSCANA
anno <1941>   pagina <475>
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La questione dell'annessione della Toscana, eoe, 475
affidata al Fornetti, ma dà una visione di come si dividevano i governanti ed i capi liberali della Toscana in rapporto alla questione in pendenza.
Dice il telegramma:
Bicasoli mi accolse bene; desidera uno scioglimento, ma onorato: non vuole rela­zioni diplomatiche in mano del Governatore Generale; non cederà certamente. Fornetti arrivò a Torino ieri mattina; nulla vi fece ancora sapere della sua missione. Mi assi­curano che porti a Torino altro progetto: che Bon-Compagni resti Capo dei Governi di là degli Appennini e che il Principe di Carignano designi Ricasoli perla Toscana; oppure che Bon-Compagni dichiari la sua presenza non necessaria nell'Italia Centrale per mantenere l'ordine.
Il Paese sta in gran parte con Bicasoli. Peruzzà mi ha detto non poter governare oggi se non Bicasoli. Capponi consiglia accettazione Reggenza, ma col patto di stare a Bologna. Cini, Farinola, Digny, contrari. Repubblicani favorevoli, Andreini vuole Bicasoli e BonCompagni. Malenchini, Frullani ed altri vanno formando un partito parlamentare favorevole ma si fondano massimamente sopra gli esaltati. II voto della Assemblea, secondo il Pernzzi, sarebbe favorevole al Ricasoli.
Spinola telegrafò sempre a Torino. Bicasoli mi ha dato un'ora da parlare con lui ogni giorno, se vuole servirsene sono agli ordini. Attendo ricevuta.
Disgraziatamente questo dispaccio non è firmato ma dà ugualmente l'impressione abbastanza chiara della situazione al 29 di novembre.
Le proposte portate dal Fornetti non furono accettate dal Governo di Torino ma il Rattazzi, come risulta da una lettera del Fabrizi al Bidolfi dello stesso giorno 29 novembre, fece capire che mentre era bene non respingere il BonCompagni per non recare offesa alla dignità dello stesso Principe Reggente scelto dalla Assemblea e per non aggra­vare la situazione internazionale prima dell'atteso Congresso, era lieto se i poteri da attribuirsi al BonCompagni venivano ridotti ai più circoscritti possibili. Ed il Fabrizi aggiunge che il Rattazzi ed il Dabormida non son punto disposti a condiscendere ai desideri del BonCompagni o di chi gli sta intorno su tale proposito.
Da tutto ciò risulta colla più chiara evidenza che il Bon-Compagni era stato imposto dalla crescente influenza del Conte di Cavour che è indicato nelle parole sottolineate chi gli sta intorno'*
La sera del 30 dicembre, il Ricasoli stesso partiva per Torino. Fu ricevuto dal Re e dal Principe di Carignano. Fu poi convocata una riunione di ministri alla quale si chiamarono oltre il Ricasoli, il Bon-Compagni da Modena, il Minghetti e PÀudinot da Bologna.
II Cavour aveva intanto fatto sapere che gli pareva che il Bon-Compagni potesse assumere il titolo di Governatore Generale della Lega delle provincie dell'Italia Centrale.