Rassegna storica del Risorgimento
ANNESSIONI ; TOSCANA
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1941
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476
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476
Franco Gavazza
Nella convenzione che derivò dalla riunione suddetta, risultava inoltre che ì Governi dell'Emilia e della Toscana avrebbero conservati tutti i poteri loro conferiti dalle Assemblee.
H Governatore Generale doveva trasmettere gli ordini al Comandante Generale delle forze degli Stati della Lega e avrebbe avuto la direzione delle pratiche diplomatiche ma
ogni qualvolta ciò si volesse e consentisse dai Governi particolari i quali manterrebbero sempre le loro relazioni coi Governi esteri... per mezzo di agenti propri al fine di conseguire Io scopo dell'anione al Regno Costituzionale del Re Vittorio Emanuele.
il BonCompagni scrisse allora allo Spinola, in forma privata, che ritornava a Firenze
solamente perchè mi si è voluto dimostrare clic ciò possa essere utile alla finalità a cui tutti tendiamo ormai da non pochi anni.
Infatti il ritorno del BonCompagni a Firenze con un titolo maggiore era per lui una diminuzione anzicchè una promozione. Ma siccome non si era mai rifiutato di servire, così anche in questa occasione accettò la parte ingrata che seppe compiere con una modestia ed una delicatezza che han fatto scrivere con gioia a parecchi toscani che il Governo della Toscana non si accorgeva neppure che nel Palazzo della Crocetta vivesse un Governatore Generale.
Non mancò l'opposizione contro il Ricasoli, sia da parte dei liberali di sinistra, sia dai granduchisti e codini.
Intanto il Ricasoli aveva fatto comparire sul Monitore dei commenti molto crudi e duri in proposito del Governatorato BonCompagni.
Il Bori-Compagni arrivò a Livorno nella seconda metà di dicembre e proprio nei giorni in cui vi giungeva la salma del marchese di Lajatico che aveva fatto tanto quale rappresentante a Londra del Governo Toscano. Dovette pertanto fermarsi alcuni giorni in Livorno, dove il Malenchini ed alcuni altri che stavano costituendo una opposizione parlamentare al Ricasoli, cercarono di avere con lui dei contatti. Ma il Bon-Compagni ascoltò tutti, non diede promesse a nessuno e tirò dritto per la sua strada.
Il 21 giunse a Firenze dove fu accolto con grandi onori, di cui egli stesso si dimostrò contento in una lettera scritta pochi giorni dopo al Cavour.
II Bon-Compagni non giungeva solo, era accompagnato dal Colonnello Elisio Cugia. Una lettera di Cavour al Bon-Compagni