Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <485>
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Mazzini e la polizia napoletana 485
Governo borbonico, come se dovesse sopraggiungere una banda di pirati. I dispacci dell'ufficio di polizia si seguivano senza interruzione; venivano inviate in tutti i porti e nelle principali città del Regno varie circolari.
Mentre la polizia cercava con ogni mezzo di sorprendere l'esule genovese e impedire la circolazione di scritti rivoluzionari, Mazzini inven­tava nuovi stratagemmi per eludere la vigilanza. Faceva stampare *) in Germania una grammatica in italiano e in tedesco, la quale nel presen­tare i precetti antologici ed ortografici delle due lingue, e nel dare gli insegnamenti di bene parlare e scrivere e congiungere i sensi del discorso, offriva una serie di dialoghi, il soggetto dei quali non era che l'esposi­zione delle dottrine mazziniane, fra le quali quella di far rimpiazzare l'autorità spirituale del Papa dal suffragio universale di tutte le sette cristiane. In alcune parti della Germania poi affermava la polizia tale stampa si occupava di opere religiose, di modo che mentre i fron­tespizi additavano un padre della chiesa o uno scrittore ecclesiastico, l'interno delle opere mostrava lo spirito rivoluzionario del tempo. Contemporaneamente 2) scriveva ai suoi amici e corrispondenti di Roma, che un movimento democratico doveva accadere prossimamente in molte città d'Europa, e fornire l'opportunità e i mezzi per rivoluzio­nare di nuovo la Sicilia, Napoli e Roma.
Tutti i settari non pensavano allora a nuove imprese, ma cercavano di mantenere una certa agitazione negli animi e prepararli per l'avve­nire, in attesa del movimento rivoluzionario di Francia (come Mazzini aveva consigliato). Si trasmettevano le notizie con grande celerità: infatti, nelle mani della polizia cadeva un foglio relativo ai segnali settari mazziniani 3) per mezzo di fuochi di diversi colori.
0 ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 1088, v. 63 (settem­bre 1850).
2) ABCBTVIO DI STATO DI NAPOLI, Esteri, nuova serie, busta IX, fase. 3 (settem­bre iffi,
3) Quando il termometro politico presenta speranze ai capi della setta, essi fanno accendere dei semplici fuochi di vetrice a fastello per avvertire i fratelli lontani a stare in guardia. Se queste speranze od avvisi vengono da Roma, la fiamma prima è susse­guita da un fuoco di bengala giallognolo.. Se dal Piemonte da fuoco bleu; se da Toscana da fuoco rosso. In un'ora all'inarca la setta con tal mezzo si parla da Torino, a Roma e Toscana. Nel caso di una qualche sollevazione in uno di questi tre paesi, la setta per conoscere se il Governo o gl'insorti abbiano avuto la peggio il segnale è questo. Nel primo caso, dopo il colore del paese che vorrà innalzato a guisa di razzo, saran latti seguire ad intervalli i colori nazionali rosso, verde e bianco. Nel secondo sarà ado­perato 21 solo verde, quando però la trama sia stata scoperta senza spargimento di sangue, mentre se questo fu sparso il rosso vieti fatto precedere al verde (ARCHIVIO Di STATO DI NAPOLI, Esteri nuova serie, Busta VI, f. ! (novembre 1850).