Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <490>
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490 Emilia Castiglione Morelli
Verso la fine del 1852 Mazzini aveva deciso di recarsi in Italia per dirigere personalmente il moto. La grande operazione dei comitati era quella di fondere tutte le associazioni esistenti, in quella nazionale del Mazzini. Per tutto questo fervore di opere, le varie polizie erano venute alquanto in sospetto, ed ora con le frequenti informazioni con le quali si aiutavano fra loro, ora per qualche caso fortuito, e per qualche tradimento di un delatore, venivano messe sulla strada buona per arrestare i congiurati.
Il 10 gennaio 1853, all' improvviso, scusatosi *) di non potere intervenire alla riunione degli amici d'Italia perchè infermo, Mazzini partiva per la Svizzera. Egli faceva tutto il possibile per trarre pro­fitto dalle circostanze, sia per mantenersi nell'alta posizione che si era creata nell'emigrazione, sia per serbare, quanto più poteva, le speranze sovvertitrici, anche per evitare, dice la polizia, quel rendiconto che d'ogni parte gli veniva chiesto dei denari avuti dall'imprestito nazionale.
Mazzini troppo febbrilmente anelava alla salute della sua patria, per potersi rassegnare a star lontano, guardare e ad aspettare. L'ina­zione gli sembrava infedeltà verso la causa della giustizia. Dopo un mese di dimora nella Svizzera si recava in Italia per osservare da vicino ogni cosa. Quando il 6 febbraio scoppiò il moto insurre* rionale a Milano, la polizia 2) era assicurata che quel mostro infernale si trovava nelle vicinanze della suddetta città. Delusioni grandi e conse­guenze funeste, furono invece i risultati di quella sommossa. In Roma, ove gli animi erano più tesi che altrove, aveva la sua massima ripercus­sione. Parecchi degli affiliati si erano staccati, dicendo che pel momento si doveva pensare alla guerra, senza alcuna questione sulla forma. Fallito il moto, Mazzini, secondo le informazioni della polizia, andava a Genova, poi a Chiavari, sostava due giorni a Torino, e il 28 febbraio partiva per Alessandria. s) Viaggiava con mentito nome e con falsi passaporti. Si teneva celato senza mai uscire e in casa aveva molti abboccamenti con i capi dell'emigrazione e precisamente con il Regio suddito Con­forti, capo del sedicente comitato italiano. Lo scopo del suo viaggio era: di dare ai suoi, sfidando le sorveglianze, una prova di coraggio, dopo gli attacchi di vigliaccheria ricevuti; intendersi col Conforti
J) ARCHIVIO m STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia, <;sp. 1088, v. 51, p. 3 (gennaio 1853).
2) ARCHIVIO DI STATO DÌ NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 1088, v. 41, p. 17 (febbraio 1853).
') ARCHIVIO ni STATO IH NAPOLI, Ministeri di Polizia, esp. 4225, v. 1 ( 14 marzo 1853).