Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
<
1941
>
pagina
<
493
>
Mazzini e, la polizìa napoletana 493
Quivi facendo vedere di essere forestieri venuti da Roma per osservare quelle magnificenze, si ponevano negli omnibus di ritorno e cosi potevano, senza destare sospetto, giungere a Roma dividendosi per le case dei vari settari e di due ufficiali francesi. Costoro, secondo le istruzioni di Mazzini, dovevano promuovere una sollevazione in Roma. Senoncbè un'inaspettata circostanza veniva a rompere le perfide trame. Infatti arrivato nel 6 agosto un legnetto inglese a Ripagrande, le guardie doganali scoprivano un incognito, che ricevuto un pacchetto da persona di bordo, cercava di sottrarsi, ma inseguito, veniva raggiunto dalle guardie. Era costui Antonio Catenacci, romano, e come contravventore al precetto di esilio era tratto in arresto. Condotto al carcere, e ammalatosi gravemente chiedeva di confessarsi. Insinuatosi il sacerdote nell'animo di lui, ne aveva la rivelazione del disbarco suo e dei suoi compagni, nel modo sopra narrato, ed essere il loro scopo andare compatti per vie diverse sulla gran piazza Colonna alle due della notte del 15 agosto, e di pugnalare e sparare su l'immenso popolo ivi radunato, in occasione degli spettacoli, che davano nel loro magnifico casino gli ufficiali francesi, in ricorrenza di una festa del loro imperatore. H detto sciagurato dava al sacerdote la facoltà di palesare questa grande rivelazione, consegnandogli una nota di consoci e di coloro che li avevano ricettati. Venuta la cosa a conoscenza di monsignor Matteucci, costui con ammirabile sagacia dirigeva le operazioni degli arresti e delle perquisizioni, tanto che la notte del 14 venivano arrestati trentasei individui. I più noti erano: il noto avvocato Petroni bolognese, che in tempo della sedicente repubblica romana figurò tra i primi impiegati nel Ministero di Grazia e Giustizia, allora in Roma vicario di Mazzini e capo della direzione centrale italiana; un miserabile cadetto dei principi Rospigliosi: Alessandro Castellani, ricchissimo negoziante di gioie; Giacomo Nadis, appaltatore delle forniture; Luigi Casciano espulso cadetto dei dragoni pontifici; e un tal Segni già impiegato alla Presidenza. Presso quest'ultimo si trovavano armi, munizioni, scritti e proclami incendiari che dovevano spargersi nel momento dello scellerato eccidio. Presso l'avvocato Petroni, 300 stocchi, 250 pistole, vari fucili e tromboni, molte copie a stampa della protesta di Mazzini e dell'emigrazione repubblicana, una copia dei Cenni di Mazzini sul partito d'azione, e altre carte incendiarie. Presso il Castellani, una testa di morto con un lumicino acceso; presso tutti costoro ed altri si trovavano nascosti gli sbarcati a Maccarese. A Roma, dopo gli arresti fatti, la democrazia mazziniana era rimasta quasi totalmente disorganizzata: si attendevano con ansia istruzioni