Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <495>
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Mazzini e la polizia napoletana 495
era partito l'Olivieri da Londra il 18 novembre 1853 per compiere la missione che con tanto entusiasmo aveva accettata. Il giorno 4 dicem­bre dopo essere passato per Marsiglia, Livorno e Firenze, giungeva a Roma. Mazzini ancora ignaro dell'arresto del Brizi aveva dato istruzioni all'Olivieri, perchè d'accordo capitanassero l'insurrezione per bande: il Brizi in Assisi, nell'Umbria e l'Olivieri nel Napoletano. L'Olivieri giunto a Roma, e appresa la nuova sventura, decideva di ritornare a Londra, ma 0 18 dicembre veniva arrestato mentre usciva dall'ufficio pei passaporti ove si era recato a ritirare il visto per Parigi, mentre aveva in Firenze preso il visto per Roma e Napoli. Qualche indizio nella sua persona avvalorato dalla subitanea richiesta da lui fatta del suo passaporto, mentre aveva prima chiesto una carta di lunga permanenza, induceva la polizia a quella misura. Il suo vero nome veniva svelato da un fazzoletto, sul quale vi era ancora l'iniziale, perchè tutto il resto della sua biancheria si era trovata priva della parte del nome. Intanto l'agitatore genovese ignaro di tutto, continuava nelle sue lettere a consigliare i soliti suoi mezzi, onde pervenire nella prima eventualità ai propri fini, cioè procurare la corruzione delle truppe, e l'organizzazione delle guerriglie. Ecco cosa scriveva in una lettera datata il 9 agosto 1853 e sequestrata dalla polizia: *)
H terreno è maturo. La situazione dell'Europa è favorevole. Agite subito e per sorpresa. Le armi sono inutili. Provvedetevi di coltelli, sappiateli maneggiare. Unitevi ai popoli. Se i pugnali colpiscono all'imprevista, il successo è indubitato.
Anche in Piemonte avvenivano dei disordini. Nella notte dal 18 al 19 ottobre del 1853, un migliaio e più di persone 2) di Torino reca-vansi sotto la casa del ministro Cavour, e con grida sediziose chiede­vano il pane a buon mercato, ma veniva tosto dissipato quell'assembra­mento dalla forza e tutto rientrava nell'ordine. La scarsezza dei viveri non era la vera cagione del movimento, 0 quale avveniva per le mene dei repubblicani, che intendevano in tal modo d'intimorire i ministri e far revocare gli ordini di espulsione di taluni rifugiati. Le sinistre fisonomie che si vedevano in quella città, nonostante i diversi arresti eseguiti, facevano temere alla polizia novelli disordini. Tra le persone arrestate si annoveravano il barone Corvaia e Callisto Coppelli, entrambi napoletani, e ferventi mazziniani. Le ricerche della
i) ARCHIVIO J>J STATO ni NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 4669, v. 22 (novem­bre 1858), lettera sequestrata dalla polizia nella visita fatta in casa di Orsini, di cui ri fa cenno in Scritti editi ed inediti* XLIX, p. 297.
2) ARCHIVIO DI STATO ni NAPOLI, Ministero di Polizia, csp. 1088, v. 493.