Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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497
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Mazzini e la polizia napoletana 497
agli ordini del loro capo. Il passaporto che esibiva il Pianori era di nn certo Lìverani, mercante genovese, coi era stato rilasciato dalle autorità per favorire il signor Savi, direttore deW Italia e Popolo. U Pianori partiva dunque da Genova per Londra sul finire del 1853 interamente a spese del partito mazziniano. Nel marzo del 1854 ritornava a Genova e prendeva parte al tentativo di rivolta, abbandonava poi quella città ed imbarcavasi per Marsiglia, essendogli stato ordinato di recarsi a Parigi con lo scopo di assassinare Napoleone. Sembra dunque evidente, che tantoil Pianori, quanto i suoi associati avessero fatto giuramento di sorvegliare ed insidiare la vita dell'Imperatore, la cui caduta tanto interessava ai settari francesi e italiani. E ne era prova la partenza per Costantinopoli di molti, pessimi soggetti (forse assassini), allorché si dava per certo la gita di Napoleone in Crimea. La morte di Napoleone doveva essere il segnale di una grande rivoluzione, e gli emigrati residenti in Torino e Genova, avevano fin da molti giorni innanzi ricevuto l'annunzio che l'Imperatore sarebbe stato assassinato, e l'ordine di tenersi pronti. Fallito l'attentato, i rifugiati francesi informati dopo l'arrivo dell'assassino in Londra contribuivano con denaro e pare che due altri compagni fossero già* ad aspettare il movimento per rinnovare l'attentato. Costoro erano Buonavita e Bernini, ambedue cappellai romagnoli.
E nonostante che il Mazzini stesse sempre a Londra, la polizia napoletana assicurava ch'egli nel gennaio del 1854 *) con passaporto sotto il nome di Cesare Bozzoli, andava in Italia, travestito da prete,2) o secondo altri da donna, rimanendo quasi sempre a Genova e facendo delle corse di passaggio. Le sue mosse davano noia a tutte le polizie d'Italia, che trasmettendo i connotati, ordinavano di arrestarlo, qualora si riuscisse a scoprirlo in quel territorio ove si credeva, perchè il più delle volte, e anche questo era opera di Mazzini, si faceva credere di trovarsi in un luogo mentre egli trovavasi altrove. Agli amici d'Inghilterra scriveva che il popolo era impaziente d'agire, bisognava quindi accelerare il movimento. Spediva perciò emissari, 3> cedendo alle molteplici richieste, inviava ottomila franchi in napoleoni d'oro, che erano poi distribuiti fra i suoi partigiani di Genova e di Torino. Egli era convinto che avrebbe distrutta la forza dei monarchici al più presto.
i) Allarmo DI STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 1, v. 7 (gennaio 18S4).
C'ir. Scritti editi ed inediti* v. L.
2) ARCHÌVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia, eap. 1, v. 88 (1854). S) ABCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 1, v. 27 (febbraio 1854).