Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <499>
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Mazzini e la polizia napoletana 499
che parecchi mazziniani (in numero di 60) guidati dal noto Orsini, provenienti da Londra e da Marsiglia, erano sbarcati nelle vicinanze di Lerìci, nel golfo di Spezia, avevano proclamato progetti sediziosi e volevano avviarsi verso il marchesato per poi proseguire nel Lom­bardoVeneto. H motto d'ordine del movimento era: Viva Vittorio Emanuele! Le prime scoperte venivano fatte dai doganieri colà stanziati. Essi arrestavano dodici dei rivoltosi, s'impossessavano di tre casse con­tenenti 150 fucili e chiamavano soccorso di truppe. Con un battello a vapore erano immediatamente spedite tre compagnie di bersaglieri Allora i facinorosi, vista l'opposizione, si celavano nelle montagne. Si indagava subito per telegrafo del capo, e si veniva a sapere che era ancora in Svizzera non a Ginevra, ma a Bellinzona o in un altro sito del cantone ticinese. Collegando questi avvenimenti a tutto quello che da vari mesi Mazzini organizzava fra dubbi preparativi e fra con­trordini, poteva la polizia desumere che il colpo veniva da lui. La spe­dizione era stata meditata e decisa in Inghilterra, e Mazzini e i suoi addetti, erano partiti per assicurare proseliti e per facilitare l'esecu­zione. Lo sbarco di Lerici aveva avuto luogo con precipitazione, e con­trariamente alle ultime istruzioni mandate dal capo demagogo, che intendeva attendere altre due o tre settimane. Esso era l'anello d'una lunga catena; W infatti un'altra spedizione presso a poco uguale a quella di Lerici, era stata preparata contro gli Stati della Santa Sede. Doveva partire dalla Grecia ove i cospiratori erano riuniti, con a capo Agostini, e dovevano dirigersi nelle vicinanze di Fiumicino, e se le circostanze non l'avessero permesso, in qualche punto dell'Adriatico. Gli indi­vidui che sbarcavano, avevano avuto ordine, se lo spirito di rivo­luzione non avesse trovato seguaci, di sperdersi nelle montagne e procurare di sostenersi alla meglio, seducendo o intimidendo gli abi­tanti ed organizzando guerriglie. Si assicurava altresì che Mazzini mascherato da pastore e noto a pochissimi si nascondeva nelle capanne che circondavano Sarzana. Il di lui piano era, riuscendo l'ultimo tentativo, di progredire sui Ducati e sulla Lombardia. U 25 maggio di sera giungeva a Torino, e ne ripartiva il giorno dopo, dirigendosi attraverso le montagne di Aosta e Losanna, ove inten­deva fermarsi. I suoi progetti destavano sospetti. Egli infondeva ai suoi la persuasione non poter l'Austria dichiararsi se non per la
*)'ABGBTVIO DI STATO m NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 1, v. 43, p. 2. Era stato arrestato del Ticinese un tale Antonio Franceschi, agente mazziniano. Presso di Ini si rinvennero due lettere di Mazzini, che parlavano del seguito sbarco a Lerìci, e di un altro, che doveva aver luogo nello Stato Pontificio.