Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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502
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502 Emilia Castiglione Morelli
depositario, consistenti in 16 pistole cariche, sequestrate poi al suo domicilio, e 7 pugnali. Ledru-Rollin aveva fornito i fondi a Barto-lotti e Grilli per il loro viaggio da Londra a Parigi. Costoro partivano dunque con passaporti dati sotto falso nome; al loro arrivo andavano presso Tibaldi, da cui si facevano riconoscere con una parola d'ordine convenuta. Costui li conduceva in diversi punti, ove potè* vano accostarsi all'Imperatore, e consegnava a Grilli due dei pugnali, che teneva depositati nella sua casa. Tibaldi poi dava il resoconto, con una lettera, a Mazzini, delle disposizioni da lui prese a riguardo di Bartolotti e Grilli, terminando con le espressive parole:
Il nostro malato (l'imperatore) non sta meglio, viene di tempo in tempo; credo che in questo modo sarà difficile guarirlo: niente tralasciamo per giungere a ciò.
Per meglio assicurare l'attuazione del suo progetto omicida, Mazzini aderiva alla proposta fattagli da Massarenti dell'invio di altri due individui che si offrivano di andare a Parigi nello stesso scopo dei due primi. In questa occasione egli scriveva da Genova il 10 giugno a Campanella in Londra di intendersela con Massarenti sull'affare di Parigi, più che mai urgente e desiderato, pel quale due individui già erano stati spediti a Parigi. Annunciavagli che altri due si erano offerti, dei quali interessava valutare la risoluzione; insistendo perchè i quattro individui avessero ad agire due a due e gli uni indipendenti dagli altri; e raccomandava di dirigere a Tibaldi, presso cui stava il materiale, i due nuovi spediti. Contemporaneamente dava istruzioni a Massarenti, aggiungendo che se l'amico era partito (l'Imperatore ohe allora stava a Fontainebleau) non c'era da far niente, e che conveniva aspettare che tornasse dalla campagna. Mazzini univa a questa lettera una parola d'istruzione per Tibaldi, cui diceva di ricevere i due nuovi inviati come gli altri, trattarli pure, senza riserva, sempre terminando con la stessa raccomandazione, e farli agire indipendenti, essendo meglio per tutti.
Sembra strano che la polizia napoletana la quale con tanta cura seguiva Mazzini servendosi di ogni mezzo per conoscerne i piani, non abbia avuto alcuna conoscenza dell'attentato contro Napoleone III eseguito da F. Orsini *) il 14 gennaio 1858, che a differenza dell'altro già citato, ebbe effettiva attuazione. Infatti tutte le carte di polizia esistenti nel R. Archivio di Stato di Napoli e da me consultate, non solo tacciono sull'argomento, ma non fanno alcun cenno dell'Orsini in tale periodo.
l) Su F. Orsini, cfr. A. M. GHISALBERTI, Lettera di Felice Orsini, Roma, 1936.