Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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511
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Mazzini e la polizia napoletana SII
esistenti, di tutti i divertimenti che avrebbero potuto procurarsi durante il soggiorno in questa città. Ciò che faceva più meraviglia era la fiacchezza e la noncuranza del governo, che niente faceva per reprimere questi disordini. Si osservava anche con sorpresa che il numero dei lazzaroni, che si diceva molto diminuito per il colera, fosse invece sempre lo stesso. Per spiegare ciò, bisogna supporre che dei vagabondi, venendo dalle provincie e dalla Sicilia, avessero rimpiazzato quelli che la malattia aveva eliminato.
I capi della Giovine Italia, ostinati nei loro piani verso la Sicilia, avevano formato un proclama a quegli abitanti onde esaltare le menti di coloro che avevano proposto di partire per la via di Marsiglia e di Malta. Essi volevano far muovere la rivoluzione italiana dalla Sicilia 2) e dal Regno di Napoli, essendo questi i punti meno guardati e più lontani dalla difesa delle truppe austriache. I settari avevano pensato di prendere in ostaggio il Re delle Due Sicilie. Venti nomini dovevano occuparsi dell'esecuzione, sotto la direzione d'un capo.
Ognuno dei venti uomini doveva aver dato prove di fermezza nelle passate vicende politiche, doveva essere privo di forti legami che gli rendevano necessaria la vita, cioè senza figli, senza beni di fortuna e che fosse invece moltq amante di gloria e di nome. Ogni capo delle diverse società segrete, doveva dare un considerevole dono ad ognuno dei predetti individui e mandarli a Napoli. Per attuare il piano progettato bisognava conoscere un giorno prima, quando il Re si fosse recato verso la strada di Caserta; in essa dovevano recarsi diversi individui a cavallo, e riconoscere la persona di S. M. per non fallire col prendere per scambio altro personaggio reale; poi uccidere parte del seguito per spaventare il Re e condurlo quindi nel luogo più propizio, proporgli la sottoscrizione della costituzione, e ottenere un ordine reale affinchè la truppa del seguito non potesse avvicinarsi che a 300 metri di distanza con la minaccia di uccidere S. M. Se poi il Re avesse rifiutato di aderire a tali richieste, effettuare il misfatto. H 17 agosto 1839 veniva diretto ai Siciliani*) un foglio rivoluzionario:
Siciliani tenetevi pronti, l'ora della vostra libertà è presta a suonare... Dalle Alpi ali* Etna un sol grido, una Bandiera sola e una patria ci armerà tutti. Tenetevi pronti, l'ora è vicina. Non temete di essere soli al cimento, a quel grido dieci e dieci mila nostri bravi fratelli itali e polacchi or esuli al Levante compariranno armati sol lido della vostra terra, ed animati di santo zelo, là sul campo ove giacciono in fredda polvere le nostre vittime di colera, essi s'uniranno a voi e da loro aiutati sarete i primi a smuovere l'oppximonto trono del vostro tiranno, e primi a gridare libertà all'armi all'armi.
i) ARCHIVIO ni STATO ni NÀPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 2, v. 5, p. 3
(agosto 1839).
2) ABcmvio DI STATO ni NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 2, v. 5, p. 3.