Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <518>
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13 Emilia Castiglione Morelli
sciatori domanderanno i passaporti ed ima squadra anglo-francese entrerà nelle acque di Napoli. Di certo Ferdinando II radunerà delle grandi forze nella capitale, egli farà di tutto per comprimere Io spirito pùbblico, ed alla minaccia della solda­tesca e della polizia aggiungerà la minaccia dei lazzaroni, ossia degli incendii e del saccheggio. Ma minacciare non è fare; ed i Napoletani comprenderanno che in presenza delle flotte alleate, andate là con disegni ostili al re, andate là, quasi spinte dalle indignazioni dei popoli civili, non è probabile che si rinnovino gli errori del 15 maggio.
Finalmente il 1 dicembre del 1856 dopo tante aspettative il gior­nale di Mazzini L'Italia e Popolo, n. 333, pubblicava sull'insurrezione in Sicilia:l)
Gli avvenimenti per cui tanto si è lavorato sono già cominciati. L'inizio non poteva essere più vantaggioso, dopo che si poterono riunire in un momento più di 600 uomini armati con istruita e facoltosa gente alla testa. Il movimento cominciò in Mezzajuso (piccolo paese alla distanza di due miglia circa da Palermo) e quan­tunque a poca distanza di Palermo, pure alla Polizia nulla trapelò per quasi un intero giorno. Tutti i paesi vicini, cioè Villafrate, Bomina, Vicari, Gimina ed altri molti si sollevarono con essi. Bande musicali, illuminazioni, feste ebbero luogo. H procedi­mento dei nostri fratelli è stato molto assennato, non furti, non sangue, non violenza alcuna, ma amore e affratellamento generale. ÀI momento in cui scrivo il movi­mento in campagna si ingrossa e speriamo un esito felice. H grido è: Viva 1* Italia, la bandiera è tricolore senza stemma di Municipii. I paesi adiacenti a Palermo sono
insorti, si aspetta da un momento all'altro il movimento in città.

Ma le truppe borboniche smorzavano ogni sentimento di rivolta. AI grido di Viva l'Italia cadeva fucilato il barone Bentivegna, ardente mazziniano. Nel 1837 abbiamo un altro moto mazziniano nel mezzogiorno.2) Sembrava che ogni cosa fosse pronta, tanto che Rosolino Filo ed altri principali rivoluzionari siciliani residenti in Genova, persuadevano il capo che il partito repubblicano era predominante in Sicilia, e promettevano levate di popolo in massa, contro il tiranno; solo il Vergara, più sincero, gli scriveva diversamente.8) D'altronde Mazzini non pensava di affrettare l'insurrezione, anzi andava racco­gliendo denari ed armi per tenere tutto pronto al momento oppor­tuno. Quando però si accorse che Luciano Murat cercava di conqui­stare il Napoletano, credette necessario precipitare la spedizione. Egli non era tempra da frenarsi o almeno temporeggiare in una
*) ARCUIVI o DI STATO DI NAPOLI, Esteri, nuova serie, busta IV, faBc, 20.
2) CRISPI F., Lettera dalVitsìtio raccolto e annotate da T. Palamengbi-Crispi Roma, 1918; MAZZI OTTI M., La reazione borbonica nel Regno di Napoli, Milano-Roma-Napoli, Albrighi e Segati, 1921; DB Srvo G., Storia delle Due Sicilie dal 1847-61, Roma, Salvi ucci, 1863; DE CESÀBIS, op cit.
s) ARCHIVIO ni .STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 1, v. 351 (1857).