Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <519>
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Mazzini e la polizia napoletana 519
azione. Dalla Svizzera, nell'aprile '> andava a Genova. Il suo arrivo dava potente impulso a ogni preparativo. Incaricava Carlo Pisacane, suo amico e compagno d'esilio, d'impadronirsi d'un piroscafo e avviarsi verso il mezzogiorno, sollevando il paese in nome dell'unità. L'apostolo della Giovine Italia scriveva lettere infuocate al comitato8) dei suoi amici di Napoli, incitandoli a rompere gli indugi. Avute nelle* mani le lettere di Pateras, residente a Torino, ohe scriveva al Pisacane incoraggiandolo all'azione e rassicurandolo che avrebbe trovato pronto il terreno, le mostrava a Cosenz, cercando d'indurlo a prendere parte alla spedizione, ma costui rifiutava perchè le pro­messe di Pateras non gli ispiravano fiducia. Il terreno invero non era ancora pronto, ma i consigli e le esortazioni non valevano a rimuovere il Pisacane e i suoi compagni e più di tutti il Mazzini dal fiero propo­sito. Varie le ansie, le dolorose alternative, le terribili incertezze che precedettero la spedizione. Fissata la partenza si era dovuta ritar­darla; allora il Pisacane sfidando un grave pericolo imbarcandosi sul vapore Filippo Augusto il 16 giugno 3) travestito da Irate, andava a Napoli ad avvertire gli amici, e finalmente il 25 giugno egli ed i suoi compagni salivano sul Cagliari, s'impadronivano del piroscafo e lo dirigevano a Ponza. Era stato precedentemente disposto che i congiurati rimasti a Genova dovevano occupare i forti, per pro­curarsi munizioni da mandare al Pisacane. Arrivata quindi la notizia a Genova del successo dello sbarco di Ponza, il 29 giugno bande armate assalivano gli arsenali della città, per impadronirsi delle armi. Mazzini accortosi che il Governo aveva avuto conoscenza del disegno riguardo ai forti, cercava di arrestarne l'attuazione; ma ormai troppo tardi, un conflitto avveniva con *) a capo Rosolino Pilo. Si assal­tavano i due forti Lo Sperone ed il Diamante, il sergente di guardia era ucciso; lo sconsigliato tentativo di fuga finiva in un com­battimento nelle strade. Il Mazzini ed altri cinque venivano con­dannati a morte in contumacia. Allora il grande genovese si rifugiava nella casa del marchese Ernesto Pareto,s) eludendo la vigilanza della polizia, che nonostante le varie ricerche, non riusciva a rintracciarlo. Rimaneva celato fin quando dopo pochi giorni giuntagli la notizia del
]) Aacirmo ni STATO DI NAPOLI, esp. 11, v. 22 (1857).
a) ARCHIVIO DI STATO ni NAPOLI, esp. 11, v. 22 (1857). Del Pisacane, vedi il recente pregevole volarne di A. ROMANO, Epistolario di Carlo Pisacane, Milano-Roma-Napoli, Attmghi e Segati, 1937.
3) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia esp. 11, v. 28 (1857).
t) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Esteri, nuovo serie, busta IV, fase. 25 (1857).
3) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero di Polizia, esp. 11, v. 25 (1857).