Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
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1941
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530
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G. Palumbo Cordella
L'esaltazione di Pio IX (16 giugno 1846), l'amnistia generale, la invocazione a Dio perchè benedicesse l'Italia, i propositi liberali manifestatisi, giunsero a Garibaldi a Montevideo, ove, emigrato per la condanna riportata nel 1834, aveva combattalo per la indipendenza dei popoli dell'America del Sud e ove aveva costituito la Legione italiana, alla quale aveva dato per divisa la ce camicia rossa, leggendaria nelle guerre del Risorgimento.
Garibaldi nelle sue memorie scrive: L'idea del ritorno in patria, la speranza di poter offrire il nostro braccio alla sua redenzione da molto tempo faceva palpitare le anime nostre. Noi marciavamo al conseguimento della brama, del desiderio di tutta la vita; quelle armi gloriosamente brandite alla difesa di oppressi di oltre contrade, noi volavamo ad offrirle alla veneranda Patria nostra.
Noleggiato, con le economie dei legionari, il brigantino Speranza, comandato dal capitano Gazzolo, sessantatrè, con Garibaldi, il 15 aprile 1848 lasciarono le rive del Piata, col programma di sbarcare in terra di Toscana, per prendere parte ai moti rivoluzionari e promuoverli. Era fra loro il prode Anzani gravemente affetto da consunzione. Approdati in Santa Pola in Spagna appresero che Palermo, Milano, Venezia e altre città erano insorte e l'esercito Sardo combatteva l'austriaco e le varie regioni della penisola avevano inviato contingenti a combatterlo. L'impazienza fu grande, pari all'entusiasmo e fu deciso di approdare a Nizza, ove sbarcarono il 23 giugno ed ove la moglie diletta Anita, con Menotti, Teresita e Ricciotti l'avevano preceduto, accolti amorosamente dalla madre venerata.
Dopo pochi giorni si trasferivano a Genova ove il valoroso Anzani morì. Da Genova passarono a Milano. Da qui Garibaldi corse a Roverbella, ove era il Quartier generale. Carlo Alberto lo rimandò al generale Ricci, ministro della guerra, il quale lo consigliò di andare a portare soccorso a Venezia. Tornò a Milano. Gabrio Casati del Governo provvisorio, fu l'unico che ritenne potersi avvalere di Garibaldi, incaricandolo di organizzare un corpo di volontari comprendendovi i suoi militi di America. Fu mandato a Bergamo per reclutare ed organizzare altri volontari. Un ordine perentorio di Milano richiamava Garibaldi e suoi per raggiungere l'esercito in ritirata e prendere parte alla grande battaglia che doveva svolgersi presso quella città. Erano 3000 ardimentosi che costituivano la Legione Italiana, guidati dai veterani di Montevideo.
Giunti a Monza appresero la notizia della capitolazione e dell'armistizio! (9 agosto 1848). La conseguenza fu hi diserzione.
Garibaldi desolato, eoi pochi rimastigli fedeli, si avviò verso Como accolto festosamente, ma non fu possibile organizzarvi la difesa. Dopo due giorni si avviò sulla strada di Fermo. Continuava la diserzione, onde Garibaldi pensò di rientrare in Piemonte. Ma, febbricitante per una infezione malarica, nella impossibilità di poter scontrarsi con gli austriaci, gli convenne rientrare a Nizza e da 11 impaziente passò a Genova, ove Paolo Fabrizi (fratello di Nicola), in nome del Governo provvisorio di Sicilia, lo invitò a recarsi in quell'isola e con 72 tra vecchi e nuovi compagni s'imbarcò per recarvisi. Approdati a Livorno gli esponenti del movimento rivoluzionario lo dissuasero promettendogli una azione decisa e pronta: marciare sul Napoletano sollevarlo e coadiuvare più efficacemente alla causa italiana e alla Sicilia.
Non seguiremo Garibaldi e i suoi fedeli compagni venuti dall'America nelle loro peregrinazioni in Firenze e nelle Romagne, offrendo l'entusiasmo, l'ardimento e il braccio per combattere gli austriaci. Da per tutto diffidenze e difficoltà. Progettò di recarsi o Venezia per la via di Ravenna, ma la fuga di Pio IX a Gaeta, 24 novembre, lo decise ad accorrere a Roma: ma non fu facile giungervi. Non erano cessate le diffidenze*