Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
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1941
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531
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Reminiscenze dell'epopea garibaldina 1848-49 531
Lo mandarono a Fermo, costringendolo a ripassine l'Appennino e limitarono a 500 la forza della Legione. Nel ripassare da Macerata quei cit ladini chiesero ed ottennero che Garibaldi con i suoi vi si fermassero.
Promulgato il 29 gennaio 1849 il decreto che indisse le elezioni per la Costituente romana, Macerata elesse Garibaldi e il 9 febbraio, alle 11 di sera, la Costituente con 120 voti su 142 votanti, deliberò la decadenza di Pio IX, e proclamò la Repubblica, facendo salve le garanzie necessarie per la indipendenza del Pontefice nell'esercizio dell'Autorità spirituale.
Dopo il voto Garibaldi tornò a Rieti e verso la fine di marzo ebbe ordine di marciare per Anagni. Il 23 marzo succede Novara e l'abdicazione di Carlo Alberto.
Il 29 marzo la Costituente dichiarò sciolto il Comitato esecutivo e istituì il Triun-virato nelle persone di Mazzini, Saffi e Armellini.
H 20 aprile il generale Oudinot si imbarcava a Marsiglia con 6000 uomini che la Repubblica francese mandava a Civitavecchia e giuntovi il 24 vi innalzò la bandiera francese.
In quel torno il generale Giuseppe Avezzana giunse a Roma e gli venne affidato il Ministero della guerra. Garibaldi ebbe ordine di marciare su Roma, minacciata dai soldati francesi e di difendere le mura di Porta S. Pancrazio e porta Portese e il 30 aprile vi sconfisse le truppe di Francia. Oudinot chiede rinforzi e, per dar tempo che arrivino, inizia trattative diplomatiche coi Triunviri, continuate da Ferdinando de Les-seps,inviato del Governo della Repubblica francese. Contro Roma marciavano le truppe francesi, austriache, spagnole e del Borbone di Napoli, le quali erano giunte a Velletri e Palestrina. Garibaldi ebbe ordine di marciare contro queste ultime e le sconfisse. Avrebbe desiderato inseguirle ed entrare nel cuore dello Stato napoletano. Un ordine lo richiamò "aBoma.
Garibaldi scrive: Giunto a Roma, vedendo in che modo si maneggiava la causa nazionale e prevedendo inevitabile la rovina, io chiesi la Dittatura, come, in certi casi della mia vita, avevo chiesto il timone di una barca che la tempesta spingeva contro i frangenti.
Oudinot, giunti i rinforzi, il 2 giugno notificò che avrebbe ripreso le ostilità il giorno 4; invece le iniziò di sopresa la stessa notte, occupando le posizioni dominanti la città e si impossessò del Casino dei Quattro venti. Garibaldi sentiva essere là la salvezza di Roma e la lotta fu eroica per quanto sfortunata. La lotta fu aspra su la linea di attacco con la perdita di numerosi e valorosi ufficiali e militi.
Quel giorno, 3 giugno, decise le sorti di Roma. Continuò la lotta, e il valore e lo eroico sacrifizio furono vani contro la esorbitanza del numero.
fi 21 è preso S, Pancrazio; H 27 S. Pietro in Montorio; il 29 espugnata la cinta Aureliana.
Il 30 giugno la Costituente senti Mazzini, che dichiarò potersi continuare la resistenza. Volle sentir Garibaldi che espresse il parere essere possibile la difesa, tagliando i ponti e trasportandosi al di là del Tevere. Dopo di che venne deliberata la resistenza. Ma l'indomani, 1 luglio, accolse invece la proposta Cernuschi di cessare la difesa, che egli giudicò impossibile, affidando alla Mimicipolità di trattore col generale francese. Al ohe seguono le dimissioni dei Triunviri. Oudinot esige la resa pura e semplice.
II 2 luglio Garibaldi con 4.000 legionari, 800 cavalli, accompagnato dalla intrepida moglie usci da porta S. Giovanni emettendo il famoso ordine del giorno, nel quale diceva a coloro che volevano seguirlo: Vi offro fame, sete, guerra, morte, non paga,