Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <533>
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Reminiscenze dell'epopea garibaldina 1848-49 533
dare onorata sepoltura alla sua diletta e affidò il pietoso compito, con Je lacrime negl i occhi, al fattore Bavaglia. Gli austriaci erano in vista. Fra tante sventure e avversità, l'Eroe non perdette il suo indomito coraggio e la fede nell'avvenire.
Un pratico dei luoghi lo avviò per S. Alberto in quel di Ravenna, cambiando al­loggio, seguito sempre da Leggero. Indi furono condotti a Ravenna,poi a Cervia, a Forlì* a Modigliana Don Giovanni Verità li ospitò per due giorni nella sua casa e li condusse attraverso l'Appennino proponendosi Garibaldi, per le vette dei monti, di raggiungere gli Stati sardi. Alle Filigari Don Verità dovette lasciarli affidandoli ad una guida che, pel crinale appenninico, doveva condurli nei monti sovrastanti S. Marcello, da dove, pel Modenese, avrebbero raggiunto il Piemonte. La guida,errando la strada,li fece diver­gere verso la Toscana. Pare altresì che la guida li conducesse fino al valico diMontepiano per affidarli ad altra guida, che non giunse o non ritrovò i profughi, che si' decisero di avviarsi soli, per evitare incontri pericolosi. Spuntava il giorni e si trovarono sullo stradale che conduce da Bologna a Firenze. Noleggiato un veicolo s'incam­minarono per lo stradale, ove si incontrarono con truppe austriache nella direzione di Bologna.
I due profughi si fermarono in un'osteria; licenziarono il vetturale. Dopo riposato, prese le necessarie informazioni, si avviarono nella direzione di Prato col proposito di guadagnare la frontiera ligure. Fatto un lungo percorso, la mattina del 26 agosto, dopo avere disceso a piedi le pendici del monte delle Galvano verso la valle del Bisenzio guidati da persone del loco, pervennero al Molino di Cernala, ove al mugnaio Luigi Biagioli, assai servizievole, chiesero ristoro di cibo e riposo e il modo di procedere fino a Pistoia. Mentre si rifocillavano, entrò, salutando cortesemente, un giovane armato di doppietta: veniva da Vaiano a caccia ed era giunto all'osteria di Cerbara, ove era fami­liare. Nel trarre dalla tasca il portasigari ne venne fuori un giornale, ohe uno dei due garbatamente gli chiese e l'aprì per leggerlo. Uh punto attrasse la sua attenzione e curiosità e lo segnalò al compagno. Non sfuggì al cacciatore la impressione e il gesto : riguardava la cattura di Garibaldi da parte 'degli austriaci nelle acque di Venezia. A leggerlo gli sfuggi un sorriso. Ciò incoraggiò il cacciatore a chiedere se provenivano dagli Stati Romani e se potevano dare notizie precise 'sugli ultimi avvenimenti. Rispose il Leggero che tutto era finito e i superstiti fuggiaschi.
D cacciatore riprese con accento premuroso: E il nostro Garibaldi ove trovasi? Vi fu una pausa, espressione di animo esitante, ma il tono con cui era formulata la domanda incoraggiò Garibaldi, che levatosi in piedi, guardando negli occhi l'inter­locutore, esclamò: Amico, Garibaldi è nelle vostre braccia e fece il gesto di abbrac­ciarlo. Sorpreso e commosso l'altro fece la sua presentazione. Era l'ingegnere Enrico Sequi, preposto ai lavori stradali, e raccomandò grande prudenza ai profughi attiva­mente ricercati; il locale essendo frequentatissimo da coloro che erano sulle loro tracce. Preoccupato sul da farsi propose di differire la predisposta partenza fino a sera; egli metterebbe ogni impegno per trovare ai profughi la via di scampo.
Gli episodi che si susseguirono nel periodo di otto giorni estremamente drammatici e interessanti e perciò consacrati dalla Storia delle patrie memorie devono essere rievo­cati e ricordati- Si leggono con emozione, con intenso interesse: al pericolo imminente segue una fortunata, se pur non felice soluzione, che pare prodigiosa ed è la Provvi­denza che protegge la vita dell'Uomo eccelso ed eroico, il quale fn artefice meraviglioso delia redenzione della l'atri.
Scrivo per i giovani, che nel fascino del fervore dell'ora presente per la grandezza della Patria* non devono ignorare ed è bene sappiano i dolori i pericoli, gli