Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <534>
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SjWi G. Palumbo Cordella
eroismi del periodo epico del riscatto nazionale e servano ad essi di ammaestramento incuorati sempre dalla fede nella vittoria.
Il Sequi, preoccupato della grave responsabilità, affrettò il suo ritorno a Vaiano. Egli era casigliano di una famiglia il cui capo era Carlo Bardazzi, uomo di cuore e pa­triota fervente. A lui confidò la vicenda e ne ebbe consiglio ed ausilio, offri la sua casa e lo indirizzò al dott. Francesco Franceschini di Prato, presso cui egli si recò. Lo trovò a letto ammalato, ma appena seppe l'oggetto della visita, si vesti e condusse il Sequi da Antonio Martini, vecchio e provato patriota di larghe aderenze. Fu giudicato impos­sibile, senza pratica e fidata guida, transitare gli Appennini fino al Genovesato e parve più opportuno dirigerli verso la Maremma toscana, che essendo vasta, poco popolata e infestata dalla malaria, era meno battuta dalla gendarmeria e dove era più facile sfuggire alle ricerche. Antonio Martini era parente di Girolamo Martini, direttore di Bagno a Morbo, il quale, patriota anch'egli, aveva aderenze fra i patrioti di Maremma.
Cosi fu stabilito l'itinerario per avviare i due profughi in salvamento. Partì il Se­qui sull'imbrunire insieme ad un suo intimo amico, Giuseppe Barbagli, diretti al Molino di Cerbaia e per istrada richiesero ad un loro conoscente il batocchio. Entrò ansioso il Sequi nella camera ove Garibaldi e Leggero stavano a tavola con la famiglia del mu­gnaio. II Sequi trasse in altra camera i due profughi e li consolò con la buona speranza di trarli da quei siti pericolosi per avviarli a salvamento verso la Maremma.
I due profughi abbracciarono fraternamente il Sequi, indi il Generale chiamò il Biagioli il quale rifiutò ogni compenso ed offri il suo barroccio e dopo essersi accomiatati dalla famiglia, i due profughi, accompagnati dal Sequi e dal Barbagli, si diressero verso Vaiano e discesero alla casa Bardazzi per ringraziarlo e alle 10 si rimisero in cammino. Giunti in contrada Cammino di Spazzaventi, il Sequi fece fermare le vetture e in nome del Generale le rimandò dicendo che con la bella serata, preferiva continuare la strada a piedi Ciò ebbe lo scopo per occultare la fermata alla località Madonna della Tosse, Inqgo di convegno con Antonio Martini e infatti giuntivi ve lo trovarono con la vettura del suo amico VannucchL
La e Madonna della Tosse dista cinque chilometri da Prato e vi si addita il sasso dove Garibaldi si assise. Seguitarono tutti in vettura verso la città. Licenziata la vet­tura entrarono nei campi e per la destra del Bisenzio raggiunsero la stazione ferroviaria, ove il capostazione, Tommaso Fontani, amico del Martini e da lui pregato, stava ad aspettare per dare quella notte ospitalità ai due profughi. Intanto il Martini andò ad accertarsi che il vetturino da lui noleggiato fosse, per l'ora stabilita, al posto indicato.
TornO il Martini e alle due del mattino il Generale, Leggero, Martini e Sequi la­sciarono la stazione e raggiunsero la vettura che li aspettava. Sequi consegnò al Gene­rale una lettera pel suo amico dott. Pietro Barresi dimorante a Poggibonsi e il Martini un'altra pel suo congiunto e omonimo Girolamo, direttore dello Stabilimento di Bagno a Morbo.
Garibaldi e Leggero abbracciarono con effusione Segni e Martini. Al Sequi il Gene­rale togliendosi dal dito nn anello disse:Questo è l'oggetto che io abbia più sacro al mondo, perchè e l'anello nuziale della mia perduta Anita. A voi lo consegno come pegno della mia gratitudine ed amicizia. Il capitano Leggero volle lasciargli in ricordo nn pugnale americano da lui adoperato nella difesa di Roma. Garibaldi ai accomiatò con un arrivederci a tempi migliarli
Era la fede nella redenzione della Patria, era il giuramento di dedicarsi con la mente e col braccio alla realizzazione di si alto ideale.