Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <535>
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Reminiscenze dell'epopea garibaldina 1848-49 53
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Qui cade a proposito un aneddoto che è prova dei sentimenti gentili del Generale eoe chi scrive questi memorabili ricordi ebbe l'alto onore di conoscere da vicino.
Dopo Aspromonte e dopo la prigionia al Varignano, Garibaldi trovava a Pisa. H dott. Fxauceschini el'ing. Sequi si recarono a visitarlo ma trovarono ostacolo, perchè i medici avevano inibita qualunque visita. Il Sequi si tolse dal dito l'anello dona­togli 14 anni prima e pregò l'ufficiale col quale aveva parlato di portarlo al Generale insieme a una carta da visita. Fu in tesa la voce di Garibaldi che diceva: fate che passi e alla replica dell'ufficiale che ricordava le disposizioni dei medici, Garibaldi, con voce di comando, replicò: Fate che passi, per Dio.
L'ufficiale apri la porta e Sequi e Franceschini si trovarono di fronte all'Eroe, che tendendo le braccia a Sequi gli diceva: venite amico. Piangevano di commozione Sequi e Franceschini e Garibaldi, rivolto all'ufficiale rimasto attonito a questa scena, disse: voi non volevate introdurre questo mio amico; questi è il mio salvatore, al quale diedi in ricordo l'anello di Anita, che voi mi avete rimesso e che io gli restituisco.
"E volle che Sequi raccontasse il salvamento nella valle del Bisenzio.
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Con la vettura noleggiata da Martini, per la via di Empoli, i due profughi giunsero a Poggibonsi verso le 8 del mattino del 27 agosto, fermandosi fuori l'abitato alla casetta Bonfante, proprietà di Giuseppina sposata Pucci, alla quale chiesero il permesso di riposarsi e di rifocillarsi, al che la donna, con molta grazia, consentì.
Da qui inviarono il vetturino a recapitare al dott. B arresi la lettera di Sequi, nella quale non si dava il nome delle persone, ma lo si interessava di provvedere di un mezzo dì trasporto per proseguire fino al Bagno a Morbo.
Tornò il vetturino ad assicurare che fra poco sarebbe venuta un'altra vettura: giunse poco prima di mezzogiorno.
Una lapide dettata da Guerrazzi, ricorda la sosta di Garibaldi in quella casetta rurale.
H vetturino, certo Nicola Montereggi, era stato di recente dismesso dal carcere per causa politica. DI viaggio era lungo e faticoso essendo gran parte in salita. A Colle vi fu il cambio del cavallo, passarono sotto Volterra, ma giunti presso Pomarance, ad una località detta la Burraia, il Montereggi dichiarò che la bestia non poteva più continuare. Cercò un altro vetturino e dopo riposati un paio d'ore, i due mercanti di bestiame come si erano qualificati, poterono continuare il penoso viaggio e giunsero al Bagno a Morbo un'ora prima della mezzanotte. Da Prato, nello stesso giorno, avevano travenato buon tratto della Toscana.
Battuto alla porta, alla persona che l'apri Garibaldi chiese se parlava al sig. Mar­tini ed alla risposta affermativa gli consegnò la lettera. li fece passare nel salotto e si accinse a leggerla, al che il generale con fare franco e fiducioso, gli disse: Sig. Martini in due parole vi dirò il contenuto dello lettera. Sappiate ch'io sono il generale Garibaldi e questo mio compagno è il capitano Leggero. Il Martini rimase silenzioso e non potè dissimulare la sua grande sorpresa. Disse poche parole di incoraggiamento e comprese la solennità dell'incontro e la urgente necessita di provvedere. Quello era uno stabili­mento termale frequentato in quella stagione e l'ora insolita per l'arrivo di bisognosi