Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <537>
immagine non disponibile

Reminiscenze dell''epopea garibaldina 1848-49 537
che li trasportasse sulla riviera lignee. Questo compito assunse il Guelfi e concertò col Serafini la via eie persone idonee a collaborare. Il Guelfi, possedeva una casa nel piano di Scarlino, che aveva servito di ricetto a ricercati politici e perciò divenuta sospetta Prese le opportune intese fra i due, anche nel caso occorresse corrispondere se il Guelfi dovesse trattenersi in Maremma: il Martini di Bagno a Morbo sarebbe stato l'inter­mediario.
Tutta la notte trascorse in conversari su questo grave e urgente argomento e delle sventure che incombevano su l'Italia e delle speranze dell'avvenire. Fu fatta l'ipotesi che il piano di salvezza fosse scoperto e il Guelfi arrestato: Garibaldi, traen-dolo dal tergo, mostrò un pugnale e gli disse: Vedete, capitano, non mi prenderanno mai vivo.
Il Serafini aveva messi nella stanza alcuni giornali nel caso gli ospiti avessero vaghezza di leggerli. Ispirandosi alle idee reazionarie del Governo toscano e non poteva essere altrimenti ingiuriavano e calunniavano i vinti.
Un foglio aveva una infame calunnia: Il famigerato bandito Garibaldi ha ucciso colle sue mani la propria moglie, perchè gli era di inciampo nella fuga.
A questa vile e infame menzogna Garibaldi fu preso di ira e di commozione.
Angelo Guelfi sul far del giorno (29 agosto) accomiatandosi lasciò casa Serafini per Massa Marittima che Garibaldi chiamò di poi la Brescia Maremmana facendo credere ad affari privati che colà urgentemente Io chiamavano.
Il Serafini con un senso di grande preveggenza fece del suo meglio per occultare Garibaldi e Leggero* agli occhi di tutti, compresi i suoi di famiglia, dichiarandoli suoi consanguinei che voleva salvare Istruì gli ospiti della felice disposizione della casa con le tre uscite, le vie da percorrere, i punti di ritrovo e tenne sottomano le armi per una eventuale resistenza alla forza pubblica.
Viveva agitato il Serafini, impaziente di avere notizie di Guelfi; serene e fidenti trascorrevano le giornate di Garibaldi, come se i pericoli non esistessero per lui. Sovente il discorso cadeva sulla liberazione d'Italia e la futura riscossa, e l'Eroe scriveva pel Serafini alcune indicazioni.
Mi è grato riportarle: Nominativi per un tentativo mineralogico: Jl Sacerdote Verità Giovanni parroco di Modigliana. Montanari tenentecolonnello della caduta G. N. di Ravenna Bonnet JV. capitano della G.N. a Coìnacchìo, presso Ravenna Caldesi Vincenzo ex deputato a Roma, di Faenza Capaccini ex capitano del reggimento Unione a Forlì
1 settembre 1849 In Ancona: Giannini N. dedicato al commercio Elia Antonia padrone di bastimenti Casale Raffaello di Foligno Vineenzini Pietro ex maggiore della G. N. di Rieti.
E aveva incominciato a, scrivere su i Fatti di Roma e le poche righe restarono come ricordo a Camillo Serafini.
L'opera, di Angelo Guelfi fu prodigiosa* sospettato invigilato, minacciato di arresto, incerto del domani, con mirabile solerzia e previdenza si accinse alla difficile impresa.
Lasciata casa Serafini si recò a Massa in cerca dei fratelli Giulio e Riccardo Lapidi e di Pietro Gaggioli. Trovò ? Lapini, animosi e caldi patriotri, pronti a scortare i