Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
<
1941
>
pagina
<
538
>
538 ?. Palumbo Cordella
profughi fino a casa Guelfi. Appreso che il Gaggioli era tornato a Follonica, non indugiò a raggiungerlo e lo incontro per la via. Il Gaggioli, patriotta aucìi'eglL per ragioni del suo commercio, aveva conoscente nel ceto marinaio e nel pensiero del Guelfi era la persona adatta per trovare l'imbarcazione per portare a salvamento il Generale.
Amico e deferente al Guelfi, il Gaggioli, pur misurando le difficoltà ed i perìcoli, aderì all'invito e per l'urgenza ritornò a Follonica per l'opportuna ricerca. H Guelfi invece ai ridusse alla sua casa al poggiò di Scarlino per gli opportuni preparativi per accogliere i due esuli e provvedere alla scorta fino all'imbarcazione. Fece ricerca di Olivo Pina, suo familiare ed uomo audacissimo. Lo incaricò di ricevere, in sua vece, gli ospiti nella sua casa e scegliere altri giovani volonterosi e audaci per servire insieme a lui di scorta ai profughi, nella casa e nella traversata, fino all'imbarco.
Fu convenuto che il giorno e nell'ora indicati dal Gaggioli e dai due fratelli Lupini di Massa, il Pini insieme a Giuseppe Umani, Leopoldo Carmagnini e Oreste Fontani, tutti sottufficiali della disciolta Guardia nazionale di Scarlino, della quale il Guelfi era stato capitano, ricevuti i due esuli li avrebbero difesi fino all'imbarco anche col sacrificio della vita.
Dopo di ciò Angelo Guelfi, accompagnato da Olivo Pina, si recava a Follonica per prendere gli ultimi accordi col Gaggioli e sul modo di comunicare notizie, tornava a Massa e dava istruzione ai Lapini, che avvertiti dal Gaggioli, ne avvertirebbero il Pina e per espresso ne informerebbero il Guelfi al Bagno a Morbo, ove si recava, col pretesto di cura e vi giunse la mattina del 30 agosto.
Pietro Gaggioli, lasciato Angelo Guelfi dopo l'incontro sullo stradale che conduce a Follonica, tornò al suo paese. Era il 29 agosto e la stessa sera in baroccino, in compagnia del figliuolo, si recò a Piombino. Era egli il fornitore di carbone dei penitenziari di Portolongone e Portoferraio ed a Piombino si rivolse al barcaiuolo Pietro Del Santo, persona a lui devota, per avviarsi "verso l'Elba. H barcaiuolo eccepì la difficoltà del prescritto foglio di via, ma gli scrupoli furono vinti dalla lauta mercede di sei francesconi e si fece sbarcare di contrabbando a Punta al Cavo fra Marina di Rio e Portoferraio, da dove fece ricerca di Paolo Azzarrini, padrone di barca da pesca, amico suo, che sperava disposto a secondare il piano di salvamento. L'Azzarrini era preoccupato della compromissione, dell'avvenire della sua famiglia, ma si lasciò attrarre dalla parola patriottica e amica del Gaggioli.
L'Azzanni si fa rilasciare regolare patente per sé e quattro marinai con destinazione a Follonica, prende a bordo di contrabbando l'amico Gaggioli e approda alla spiaggia di Follonica la sera del 31 agosto e vi sbarca di contrabbando il Gaggioli e l'indomani, 1 settembre, fa vidimare la patente e si mette a contrattare una partita di acciughe.
Sbarcato, Pietro Gaggioli si reca personalmente da Giulio Lapini, il quale, seguendo le istruzioni, ne informa il Guelfi, fissa la partenza da S. Dalmazio, nelle prime ore della sera, stabilisce la località in cui saranno appostate le persone che devono servire di guida e di scorta e avvisa Olivo Pina, perchè cogli altri tre di Scarlino, si trovino, dalla mezzanotte io avanti dal ìfl. al 2 settembre, al posto stabilito alla
casa Guelfi.
Certo non si poteva agire più sollecitamente, ma per necessità erano passati alcuni giorni e Angelo Guelfi non poteva dar notizie a Camillo Serafini a S. Dalmazio. Questi, nell'ansia dell'attesa, mostrava*! preoccupato dal ritardo, che lasciava sospettare qualche difficoltà. Ma il Generale serenamente gli diceva: non vi date pensiero di me; dirigetemi al mare e là un solo trave basta por noi due.