Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <540>
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540 G. Palumbo Cartella
la stagione della passa delle quaglie. Sboccando nella via Emilia i due barroccini raggiunsero la casa Guelfi nel piano di Scarlino. Qui trovarono riunita in gruppo, secondo il piano predisposto, i quattro scarlincsi: Olivo Pina, Giuseppe Ornarti, Oreste Fontani e Leopoldo Carmignini e dall'una parte e l'altra si riconobbero al nome di Venezia.
Era il tocco e mezzo della notte del 2 settembre: il Generale pensoso salutò con un buon giorno amici ed entrò nella casa, preceduto da Giulio Lapini e da Olivo Pina e fu condotto nel salotto al secondo piano, ove agli ospiti fu gradita l'offerta di un caffè.
Di 11 a poco sopraggiunsero Pietro Gaggioli e Paolo Azzanni, padrone questi della barca peschereccia, e Olivo Pina li presentò al Generale, col quale furono presi gli accordi opportuni.
Non molto lungi da casa Martini era la costa tirrenica che, fra Follonica e Casti­glione della Pescaia, è talmente frastagliata da piccoli promontori che si susseguono scendenti a picco nel mare da formare una serie di piccoli seni. Fu scelto quello deno­minato dalla gente del luogo Cala Martina delimitato dalla parte di Punta Martina dal lato verso Castiglione e da Poggio Sentinella dalla parte di Follonica. Fu scelto questo seno con ponderato criterio, perchè, a pochi metri dal lido, incomincia una folta macchia che si estende per molte miglia sui fianchi dei monti che avrebbe protetto i viandanti e intercettata la visuale verso il lido della cala.
Il Gaggioli ricondusse a Follonica l'Azzanni, che tra le 9 e le 10 si sarebbe tro­vato nel seno prescelto e stabili di raggiungere in località Meleta i profughi e la scorta, che si sarebbero mossi da casa Guelfi verso le 5. Il Generale e il compagno furono pregati di prendere qualche ora di riposo. Garibaldi desiderò sdraiarsi sul letto di Guelfi. Intanto si faceva vigile guardia e si preparò una modesta refezione. Alle 4 Olivo Pina battè alla porta della camera per destare il Generale.
Prima di lasciare la casa, Garibaldi cambiò il vestito con quello di Giulio Lapini e Leggèro col fratello Riccardo. Cosi pronti alla partenza erano tutti riuniti nel salotto: Giulio Lapini disse: Sapete Generale, oggi abbiamo letto nei giornali a Massa che eravate a Venezia in compagnia di Manin e del generale Pepe, e ne abbiamo riso di onore, perchè nessuno vi sospettava qui. Segui il congedo: Garibaldi e Leggero abbracciarono e baciarono i fratelli Lapini incaricandoli di ringraziare Angiolo Guelfi. Indi si avviarono per la strada che conduce al mare scortati dai quattro coraggiosi di Scarlino. Erano tutti armati di fucile a due canne; precedeva Olivo Pina, indi Gari­baldi, seguivano dopo gli altri. Percorsero così in atteggiamento di cacciatori, l'argine sinistro del canale allaccia te. fino all'imbocco di un ponte in legno che serviva a guadare un fosso ed attraversatolo si diressero verso l'argine sinistro e si trovarono mila via Dogana; deviando a sinistra sbucarono nel bosco delle piane di Meleta luogo di convegno con Pietro Gaggioli ohe trovarono ad attenderli e ove riposarono.
Di questo narra il iloti;. Guelfo Guelfi, figlio di Angiolo, nel suo pregevole libro dal molino di Cerbara a Cala Manina, nel quale sono felicemente ricordati e consacrati alla Storia con singolare diligenza ed amore tutti i particolari del prodigioso avveni­mento della salvezza di Garibaldi. Percorrendo sempre sentieri, raggiunsero la rotabile delle Gollacchie. Il Generale, impressionato di trovare una bella strada in mezzo 'alle boscaglie, chiese dove condnceva e il Pina rispose da una parte a Follonica, pro­seguendo fino a Livorno; dall'altra per Grosseto raggiunge Roma. Ed avendo il Gene­rale accennato all'eventualità di qualche incontro, il Pina rispose sicuro: il pericolo è ben lontanò, tanto più che noi l'attraversiamo soltanto, ma se si presentasse il caso di essere poi-presi, state ricuro ohe non vi lasceremo mai in mano dei nostri nemici.,