Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <542>
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542 (,'. Palumbo Cordella
commise tre balia dei venti Dio Compassionando alle miserie nostre Lo salvò lo protesse Quindi impari chi legge a non disperare mai della Patria Angelo Guelfi In laude di Dio Onore allo Eroe! Q. M. P.
TI giorno ventesimo quinto del mese di dicembre 1862.
TX pianerottolo immette nel salotto da pranzo e da questo si passa nella stanza da letto con due finestre; letto a due posti in ferro tondolino con baldacchino. Al capezzale il ritratto di Garibaldi nella uniforme di Generale della Repubblica romana. A destra entrando un tavolo di noce sorreggente un'urna a vetri con fondo tappezzato di velluto rosso su cui è deposto il pugnale donato da Garibaldi al Guelfi a San Damazio in casa Serafini quale pegno di gratitudine e di amicizia. Più in là un quadro con cornice in noce intagliata, con fondo rosso in seta, con fine ricamo in seta bianca, stile rinascimento, eseguito dalla nipote di Angelo Guelfi, a nome Livia (f 1893); nel qua­dro in alto la lettera senza firma inviata il 28 agosto 1849 dal Guelfi al dott. Camillo Serafini col finto nome di Dario Ascani, al Colle, con la quale giustificava la cagione del ritardo nel ritornare a S. Dalmazio; più sotto, in cornice, la fotografia di Gari­baldi donata a Pisa nel 1862, con a tergo questa dedica: Al mio carissimo amico Guelfi Angelo e sotto la fotografia: Ricordo di gratitudine di G. Garibaldi, In un cantone della stanza un fucile ad avancarica con baionetta, modello della Guardia Nazionale. Sulla parete a sinistra entrando un canterano con piano di marmo e sopra uno specchio con alzata all'uso toscano; sul cantone un grande specchio da toeletta, sulla parete di fronte al letto a sinistra della finestra in una cornice a vetro il proclama 'che Garibaldi, il 19 luglio 1849, diresse ai Toscani:
TI servaggio di venti secoli non è finito!! Questa generazione aveva promesso di schiacciarlo (lo straniero) e fu bugiarda. Noi non mentiremo!
Noi non curveremo sotto il giogo degli usurpatori! La nostra bandiera, coperta di lutto, forata da barbare palle ha spaventato i Tedeschi a Luino i Borboni a Palestrina ed a Velletri i Francesi nella campagna di Roma. Gli stranieri fuggirono davanti ai figli della tradita! Forzati dalla fatalità della causa italiana a scegliere tra Vesilio e i disagi della foresta, noi abbiamo preferito i disagi, i pericoli, la sventura! Se vi fosse sventura possibile per chi serve una si bella Patria. Noi abbiamo inteso il fremito della Toscana -. *,..** . .
Ci chiameranno briganti! . . . Noi risponderemo alla calunnia, colla povertà nostra, mostrando le cicatrici dei nostri petti, solcati dal piombo degli schiavi
E conchiude:
Core qualunque pugno di prodi, io farò sventolare sulla infelice nostra terra lo sten-dardo della redenzione . . , ÌK :l * . ., *. 7* <*
Toscani! la nostra divisa sia sempre quella che voi pronunciaste primi. Fuori gli stranieri! Fuori i traditori!
E mirabile con quanta religione di Patria sono conservati i cimeli di Garibaldi. Questa casa costituisce un vero monumento nazionale e merita che tale sia dichia­rata dal Ministero dell'Educazione Nazionale e sia provveduto alla conservazione dell'edificio e dei preziosi cimeli. È un sacro dovere che non vadano dispersi.
Del periglioso e meraviglioso episodio del salvamento dell'Eroe, oltre la casa che fu dell'ardimentoso e fervido patri otta Angelo Guelfi, vi sono ricordi marmorei a Follonica in piazza Sivcri, nell'abitato di Scollino, nella città di Massa-Marit­tima, che Garibaldi denomino la Brescia di Maremma. Questo monumento, nel