Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
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1941
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543
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Reminiscenze dell'epopea garibaldina 1848-49 543
basamento in altorilievo riproduce l'incontro di Schiantapctto, quando Vcrzcra e Lapini presero in consegna da quelli di Pomarancc Garibaldi e Leggero e li conduaBcro nella casa di campagna di Angelo Guelfi.
Nella insenatura, che i naturali del luogo chiamano Cala Martina, a pochi metri
dalla costa è ancorato in mare un blocco di granito dell'Elba, con questa scritta:
1849 Giuseppe Garibaldi. Il blocco si eleva di poco dal pelo d'acqua e le onde,
spinte dai marosi, lo coprono, lo consumano e lo degradano. Già il millesimo è in parte
eroso.
Occorre ricordo più degno e più durevole. Un faro vi dovrebbe sorgere. Da quella Cala brillò la luce che affrettò, con la spedizione di Quarto, l'unificazione nazionale.
À Cala Martina Garibaldi s'imbarcò il 2 settembre, per sottrarsi alla caccia feroce degli oppressori d'Italia, il giorno 4 sbarcava a Portovenere.
Era Salvo per fortuna d'Italia l'Eroe leggendario, il creatore di eroi come lo qualificò Crispi che gli fu fedele consigliere nella spedizione de I Mille undici anni dopo e nel Governo della Dittatura in Sicilia e in Napoli.
Salvo ma non libero, costretto ancora a battere la dura via delle penose mortificazioni, del doloroso esilio e delle privazioni, sorretto dalla fiamma che lo vivificava per la redenzione della Patria, che nel 1848 gli fece costituire il Battaglione della morte col motto intiera indipendenza o morte, con la fede di conseguirla. La guerra dì Crimea lo spinse nuovamente a ritornare in Italia, pronto a tutto. Potè acquistare un pezzo di terra nella deserta isola di Caprera, ove si ridusse a vivere coltivando, aspettando e tempi migliori motto col quale si accomiatò a Cala Martina e sperando sempre. La guerra del 1859 rivelò ancora il suo genio militare. L'armistizio di Vfllafranca dolorò l'anima sua d'Italiano come quello di Salasco. La cessione di Nizza la mia culla come egli la chiamò in suo appassionato scritto l'addolorò profondamente, ma devoto alla causa alla quale aveva dedicato la sua vita, accettò la proposta che Rosalino Pilo e Francesco Crispi gli fecero di capitanare la leggendaria, spedizione de I Mille.
La notte del 6 maggio 1860, condottiero dei gloriosi volontari, s'imbarca a Quarto, fl 7 maggio sbarca a Talamone, il 9 a Porto S. Stefano nell'Argentario, per rifornirsi di viveri, di armi, di carbone, diretto in Sicilia, che fremeva di odio contro i Borboni, anelante all'indipendenza di sé e della Patria. Vindice della Uberto e della indipendenza degli italiani, auspici i popoli del mezzogiorno, Garibaldi proclamò, col Plebiscito del 21 ottobre 1860, l'Italia una e indivisibile, gettando le basi del diritto pubblico della gente italica, Plebiscito che Vittorio Emanuele II il Padre della Patria il 2 successivo dicembre, con atto solenne a Palermo, accettò per sé e pei suoi legitrini discendenti), ratificando il patto fra Popolo e Re.
G. PALUBtBO CARDEM.A