Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <548>
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548 Libri e periodici
la parte che unclie storicamente egli rappresentò nel tentativo rivoluzionario del 1821. Giacché, se per un lato il Balbo condivide col Pro vana, con l'Ornato, col Santa* rosa, ideali costituzionali e liberali, d'altra parte egli è da questi e specialmente dall'ultimo di gran lunga sorpassato nell'ordinamento del programma politico: il Balbo infatti fu e rimase sempre fervente ed osservante cattolico in religione, legalitario conservatore intimamente monarchico in politica.
A definire la complessa personalità- del Balbo, di cui ho cercato di dare qualche cenno, il Passerin riesce mirabilmente soprattutto nella prima parte del suo lavoro, dove troviamo ben sottolineato lo sforzo compiuto dal Balbo per conciliare lo stato dinastico con lo stato nazionale; aforzo che porta forse, ancor più che alla conciliazione, alla trasformazione del primo nel secondo, attraverso un processo del quale l'episodio del 1848 rappresenta la massima crisi.
L'intento del Passerin in questo pregevole studio è quello di non accentuare l'aspetto conservatore a scapito di quello liberale, o viceversa, della personalità di Cesare Balbo; di modo che il lavoro del Passerin va lodato, oltre che per la seria e vasta preparazione storica e per l'acutezza dello sguardo critico, anche e specialmente per l'equilibrio col quale non indulge a nessuna interpretazione unilaterale.
Nella giovinezza di Cesare Balbo troviamo i germi e gli spunti di tutti gli sviluppi successivi della sua azione e del suo pensiero, ed il Passerin riesce a cogliere, nel giovane del 1821, l'uomo del 1848. pAOLO ROMANO
ANTONIO QUACQUABELLI, La crisi del potere temporale del Papato nel Risorgimento (1815-1820); Bari, Macrì, 1940-XVIH, in 16, pp. 117. L. 10 (Collana Storica a cura di ETTORE BOTA).
II secolo decimottavo, tramontando dietro il rosso velario delle stragi della Rivo­luzione e della reazione novantanovesca, vedeva compiuta nella persona del Pontefice Romano la più straordinaria violenza che quella dignità avesse mai patita nei secoli. Non la solita fuga del papa minacciato da un tumulto popolare, né l'illegittimo epilogo di un contrasto giurisdizionale, ma la pratica attuazione di principii ostili agli stessi valori religiosi del Cristianesimo, e negatori del potere temporale del vescovo di Roma. Ogni restaurazione, che si fosse presentata all'orizzonte, non poteva ormai prescindere dal radicale spostamento dei termini del problema: anzi, avrebbe portato in seno le ragioni ideali e pratiche del contrasto, come immanenti alla stessa ricostruzione.
L'elezione di Barnaba Chiaramonti a novello capo della Cristianità Romano, dell'uomo, cioè, al quale ai attribuiva un qualche tentativo di conciliazione della novella democrazia con la perenne morale del Vangelo, lungi dal rappresentare un principio di superamento della crisi, la trasferì dall'esterno all'intimo della gerarchia ecclesiastica, riducendo l'attrito tra le antiche forme e le nuove forze politiche e sociali a una quistione di coscienza e di sensibilità morale, dirci quasi al conflitto di un'anima. Termine, questo ultimo, che, veramente, la mite, placida personalità psicologica di Pio sembra piutto­sto escludere: e, in realtà, spirito di conciliazione e difesa del privilegio e della funzione sacerdotali non s'innestano in lui in una più profonda formulazione dottrinale, ma restano l'ano accanto all'altro: l'uno, atteggiamento più sentimentale che teologico, l'altra, come invincibile conseguenza della missione accettata insieme colla tiara e colle sante chiavi. Onde, quell'ambiguità di procedimenti, che, mentre fa di lui essenzial­mente il papa della politica concordataria, ha permesso, però, a più di uno scrittore di storie di riguardarlo come ano del principali attori e fautori della più netta restau­razione. Cosi, ad esempio, il P. Ilario Rinicri, commentando la portata dell'editto del 15 agosto 1814 contro le associazioni segrete, non esita a dichiararlo il più radicale atto di condanna del principi della Rivoluzione. Discussione, del resto, atta a condarci allo infinito, se dal piano delle mere afFcnnazloni teoriche non ai scenda alla considerazione