Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
<
1941
>
pagina
<
549
>
Libri e periodici 549
della nuova situazione di fatto, che, prima e dopo del 1814, si delineo nei confronti della Sede Romana.
Innanzi tutto, rannoso problema dei limiti giurisdizionali tra Stato e Chiesa è venuto praticamente a cadere, dal momento che lo Stato più non riconosce la comune origine teocratica dei poteri. D'altro canto, gli sforzi degl'ideologi per dare un contenuto religioso alla nuova vita politica si sono infranti contro l'irriducibile laicità dei suoi presupposti filosofici, e contro la non meno irriducibile positività storica del sentimento religioso delle masse. Finalmente, privato di ogni altro sussidio estrinseco, il problema del potere temporale dei papi è stato ricondotto alla sua nuda e primitiva formulazione di garanzia dell'indipendenza dell'azione direttiva e sovrana del Papato sull'orbe cattolico. Formulazione non ancora esplicitamente accettata, né dall'una, né dall'altra parte, adombrata, tuttavia, nei richiami della Corte Papale all'inalienabilità dei diritti trasmessi, e all'illegittimità dei metodi con i quali si è pensato estinguerli, e nelle archeologiche esumazioni napoleoniche del valore giuridico delle donazioni carolingie: origine d'incomprensione reciproca, e d'incredibili ritorni al cesaropapismo, e all'ingerenza statale nella riforma morale e disciplinare della Chiesa, che gallicanesimo e giansenismo invano si sforzano di giustificare dottrinalmente.
Nella lentezza, con la quale questi nuovi motivi storici si vanno facendo chiari nella coscienza degli uomini del tempo, più che nella debolezza dell'animo del papa, vòlta a volta dominato dall'imperioso fascino della diritta volontà del Còrso, o dalla sottile casistica dei teologi e dei diplomatici della Curia, si deve riconoscere la cagione dei tentennamenti e delle alternative delle relazioni tra Pontefice e potenze terrene, calanti o ascendenti dalla cordialità più sommessa alle più violente fratture. Altro motivo d'incertezza, l'infelice prospettiva che disegna il ricordo dei recenti conflitti di giurisdizióne con Asburgo e Borbone, dalla cui vittoria poca gloria e men gioia si ripromette Roma.
Pure, dal groviglio delle molteplici questioni, antiche e nuove, che montano alla superficie della discussione del giorno, si profilano alcuni punti essenziali, ai quali la storia del secolo decimonono darà più concreta figura, ricevendone, in cambio, motivi e fermenti di vita. Primo, la cessata funzione politica effettiva del Papato, che, per l'ultima volta, e solamente sotto la spinta delle necessità dell'ora, sarà condotto in un consesso politico internazionale, alla Conferenza viennese, dalla quale, se uscirà ripristinato nei possessi temporali, in nessun modo tornerà ingrandito nelle prerogative religiose ed ecclesiastiche. Assente, da secoli, dai campi di battaglia della politica di guerra, specialmente dopo che il nemico tradizionale, il turco, è entrato trionfalmente nel giuoco delle coalizioni europee, ripugna, fin che può, alle lusinghe politiche delle parti in conflitto, e sempre più si serra nella difesa della sua funzione religiosa. Lotta disperata, perchè, sino a tanto che avrà legata al piede la palla di piombo dei possedimenti dell'Italia centrale, niente toglierà di capo alla diplomazia europea che anche quella sua povera forza territoriale debba entrare nel computo dcll'equifibrio, e, al caso, far le spese degli accordi.
In questo campo, la reazione di Pio VII contro ogni tentativo di calamitazione B veramente stupenda e nuova; e apiega le sue preferenze per Napoleone, che sembra, a un certo momento, garantire uno stabile assetto europeo, che consenta al papa di rimanere nella discreta ombra'della neutralità piena, e, nello stesso tempo, la negata adesione al blocco continentale, il mancato appello alle forze della coalizione anche nel disperato evento della deportazione, la diffidenza verso Murai, che tenta far suggellare il conquisto napoletano della bolla indelebile della romana investitura, contro Mettemicb che. lo vuole a parte del suo general piano di reazione, contro i carbonari, che, in un'ora di speranza, bona vai mala fide auspicano in lui il patrono della rigenerazione politica e morale del popolo italiano. Chiaro segno del valore eminente mente religioso della sua azione, sempre più estranea alle preoccupazioni di carattere mondano. È proprio in questo sforzo supremo che si scontra con Napoleone, che male