Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
<
1941
>
pagina
<
550
>
550 Libri e periadici
intendo, che, sotto le maliziose reti della politica curiale, vive e ferve questa fede, pronta a spingersi sino al martirio. Martirio previsto, disegnato, dirci addirittura auspicato: la lettura attenta della celebre corrispondenza fra le due Corti lo rivela nettamente, e specialmente la notifica dell'arresto, preparata, con sapienza stilistica, da un tempo, che i vicini collaboratori del Pontefice, compreso il Pacca, si sono guardati bene dal precisare nelle loto memorie così ricche di particolari bene spesso oziosi.
Napoleone cadde nella trappola: furioso e ignaro, se la prese con il Collegio cardinalizio. Violenta la sua critica di quell'almo consesso, e sovente stravagante: ma acuta e viva in più. punti, che lo stesso cardinal Pacca ammise colpiti in pieno e in vero. 11 papa fu messo fuori questione: il cardinalato in stato di accusa. Mirabile la reazione dei membri italiani e curiali: accanto e anche contro il papa indifeso e vacillante, quasi senza defezioni notevoli, si schierano compatti per la difesa dell'autorità e del prestigio pontificali. Di conseguenza, rinascita del prestigio morale del Collegio stesso, e ufficio preminente nella storia ecclesiastica del secolo. Preminenza sui generis: che non si tratta di soverchiare o contrastare l'autorità e la politica del pontefice, ma di fare argine attorno ad essa, contro le pressioni esterne, ricingendole di un ferreo baluardo, fisionomia nuova della vita della Santa Sede, che ancor oggi insiste vittoriosamente su tutta la sua azione.
Terzo, e più difficile punto: fare i conti con una società laica, che non discute, ma nega affatto i principi della società ecclesiastica. Come entrarvi in rapporto? La storia del pensiero religioso e dell'azione della Chiesa nel secolo decimonono è tormentata appunto da questo problema. Sono ben noti gli alti e bassi della politica papale a questo riguardo: e, sotto certi aspetti, essi forniscono, ancor oggi, più che oggetto di storia, materia di polemica. Ih punto di principio, non v'è dubbio che siamo di fronte a termini teoricamente affatto irriducibili. Ma la Chiesa non è una scuola filosofica, una setta dottrinaria; è organismo vivente, motivo di massima propulsione del moto storico delle genti, perchè agisce su masse incomparabilmente più vaste di quelle persuase dalla pubblicistica laica, o incitate dai capi di azione, perchè investe della sua autorità e del suo magistero tutti i campi della vita spirituale, oltre i termini stessi della natura. E legge, che trova il suo fondamento nel soprannaturale, ma si volge e si applica sul terreno consueto della vita del giorno.
Certo, di questa generale crisi, anche soltanto nell'età di Pio VII, quella, che, a un dipresso, copre appunto lo studio del Quacquarelli, è possibile cogliere aspetti e problemi più particolari; ma, se potere temporale della Chiesa è termine inintelligibile fuori delle più profonde esigenze sue di disciplina e di gerarchia della vita religiosa, e crisi non si dà in un particolar punto del corpo sociale, o dc)T università.* delle Nazioni senza riferimento agli sviluppi della comune cultura umana, è pur forza da questi e da quelle prender le mosse. Ferma sempre questa cautela, si pud tuttavia ammettere l'esame di uno di quegli aspetti particolari, che, a buon conto, come ne ricevono, possono riverberare lume d'intelligenza sul più vasto orizzonte storico, e sull'organismo ideale che ne procede.
I termini della crisi, che il Quacquarelli, giovanissimo di fervoroso intenzioni, se pur non sempre di compiuta preparazione, e affascinato dalla forza di certe formule ideali dell'abate Tosti, si propone di analizzare sono, in fondo, (nielli dell'immanente contranto fra la tradizionale funzione italiana del Papato o, com'egli, con qualche vaghezza, dice, italianità e l'inderogabile esigenza, nell'età del Risorgimento, della sua sparizione come concreto potere politico territoriale al fino del pieno assolvimento della funzione medesima. Posizione, diremmo, classica del problema, che il nostro trae, indubbiamente, dal magistero del Rota e del Volpe e ne fa esplicita confessione e dalla quale ci attenderemmo una conscguente indagine sull'intima dialettica della politica papale nella prima metà del secolo dechnouono, sulle sue contraddizioni, e sui modi intricati e difficili con i quali, pur tra contrasti dall'esterno e violenze, la Curia Romana, da una parte, la giovane Italia, dall'altra, avviano la crisi a soluzione. In