Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <551>
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Libri e periodici 551
realtà, abbiamo invece dinanzi non più che uno poco ordinata descrizione dello stato di cose del dominio pontificio, o della più superficiale e appariscente politica del Con-salvi dal 1815 al 1820. Questa contraddizione tra l'assunto e il risultato del lavoro del Quacquarelli ci pare si spieghi sufficientemente colla fretta ch'egli ha avnta di elevare a dignità sintetica i frutti di sommaria ricerca effettuata nel ricchissimo materiale dello Archivio Segreto Vaticano, prima di essere giunto, per altro, a nn sicuro possesso della letteratura dell'argomento.
Nobili intenzioni, dunque, ma poca pazienza. E, comunque, Io studio va preso per quello che è, più che per anello che vorrebbe essere. Tuttavia, anche su questo piano, le cose non corrono molto lisce. Intanto, le poche diecine di pagine di questo volumetto sono farcite di lunghe citazioni di documenti in gran parte editi, la cui rilettura poteva essere risparmiata a chi non sia ignaro di questi studi, e che, a ogni modo, riducono quasi a nulla le precisazioni storiche dell'autore. Ma, quel che più conta, dalla confusa sistemazione di cosi scarsi elementi non scaturisce il quadro d'assieme, o, se mai, le sue vaghe linee rispondono troppo a quelle detta più comune tradizione manualistica, o di un'analoga descrizione, quella del Cassi, anch'essa, come altra volta avvertimmo in queste stesse pagine, sproporzionata in molti sensi all'oggetto, e lontanissima dalla compiuta realtà storica.
Il Quacquarelli ha bene inteso, a esempio, che i motivi essenziali della crisi del potere temporale della Chiesa andavano ricercati proprio nei titoli e nei modi della duplice restaurazione, ma non si è poi curato di mettere in rilievo il contrasto tra la politica generale del papa e dei suoi consiglieri, le esigenze temporalistiche ed ecclesiastiche della Curia e l'effettivo stato sociale e morale delle popolazioni del Patrimonio, e, in particolare, delle Legazioni. Accenna, sulla scorta del Rinicri,
egli cita, veramente, l'Omodeo, ma poteva, per il noto colloquio tra l'Humboldt e il Consalvi, contentarsi del vecchio libro dell'ardente gesuita alle contraddi­zioni tra i rigidi atti di ripresa di governo civile ed ecclesiastico compiuti dal papa e dal Pacca e le prudenze suggerite dal Consalvi. Le ragioni ideali del contrasto erano tutte dalla parte di Roma, e di fronte ad esse il Consalvi appare, ai nostri occhi, null'altro che l'abile politico del momentaneo successo fondato su ambigui silenzi e non meno ambigue transazioni. Era proprio lui che, promovendo la piena restaurazione nei termini dell'equivoco, preparava l'intima crisi del Governo papale. Ottimo momento, quindi, questo per lo storico per fissare un punto capitale della seguente trattazione: ma il Quacquarelli se ne lascia sfuggire l'occasione. Né meglio indaga il significato contingente di certe questioni dibattute nella celebre corrispon­denza. Vero che di alcune di esse, come delle presunte persecuzioni di li bendi e dello effettivo processo contro gli scalatori del Quirinale, non fa nemmeno ricordo. Ma delle ragioni che indussero Fio VII a far promulgare, l'editto contro i massoni e i carbonari avrebbe ben potuto, sulla scorta dei suoi documenti vaticani, vedere che erano ben più prementi e assai diverse da quanto potessero mai immaginare e l'Humboldt e il Con­salvi (p. 18). E che dire dell'assoluta ignoranza delle fasi delle trattative e della defini­tiva rottura Ira Pio e Murat ? E della fantasticata intenzione di quest'ultimo di relegare il pontefice a Gaeta (p. 23) ? E dell'apparente supposizione che la Corte viennese si accordasse con gli agenti di Ferdinando IV solo dopo la mossa offensiva di Murat e la fuga del pontefice (ivi) ? Quando tatti sanno che la partita per Gioacchino era perduta da un pezzo, e la disperazione gli consigliò l'ultimo mal passo. Nessuna meraviglia, del resto: le ponderose raccolte del Wcil non figurano nemmeno nell'appendice biblio­grafica del nostro. Strana, poi, la confusione tra il Prìncipe di Canino e l'ex re di Spagna (p. 24).
Se oziosa è la ricapitolazione dei ponti principali del motuproprio del 6 loglio 1816
a tal proposito notiamo la degradazione del fiscale generale monsignor Barberi a semplice avvocato , interessante l'esposizione delle ripercussioni che ebbe quella pubblicazione nella opinione pubblica dello Stato Pontificio. Anche qui, però, avremmo