Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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552
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Libri e periodici
desiderata una critica dei documenti, o meglio un'interpretazione adeguata del valore e del significato delle voci riferite dai funzionari papali della provincia, specialmente per quanto riguarda la delusione di alcuni ceti delle Romogne, combattuti da aspirazioni ugualmente, se bene in diverso senso, retrograde alle medievali costituzioni o agli aboliti istituti del Regno italico.
Pregevole il gruppo di documenti cavati dai vari anni della rubrica 110 dell'Archivio Segreto Vaticano sulle coudizioni economiche dello Stato Pontificio dal 1816 al 1820 nel periodo di massima depressione della ricchezza pubblica e privata del paese. Le conclusioni che il Quacquarelli (p. 68) ne trae sembrano affatto giuste. A parte le inclemenze stagionali di quegli anni, nessuna economia stabile e proficua poteva coesistere coll'inceppante decentramento e l'irrazionale frazionamento di quel sistema amministrativo e doganale. Argomento, che ci sarebbe piaciuto trattato con maggiore ampiezza, e più decisamente raccordato all'assunto principale di quest'opera, insistendo sul carattere patriarcale dell'amministrazione centrale, priva di idonei Organi di controllo, e male o niente ingranata nel sistema delle amministrazioni locali, {LI Papa, scrive il nostro, per die troppo occupato a Roma (un po' ingenuo, no?), non sa governare le prooincie).
Qualche pagina (72 segg.) troppo generica sulle sette segrete, ricalcata sulle più comuni trattazioni dell'argomento, avrebbe potato essere risparmiata, e con essa la equìvoca asserzione che e in Romagna... si ebbero qua e là carbonari, che... non formavano una società (p. 72), l'eccessiva sicurezza nella datazione dell'atto di nascita della Guelfia (p. 73), e alcune altre incertezze (p. 74) sui Concistoriali e sui Sanfedisti. Interessante, invece, nello stesso capitolo, il susseguirsi di rapporti ufficiali e di delazioni sulla presenza, dal 1815 in poi, di Carbonari nelle Marche, a Frosinone, a Bologna, e. man mano, un po' dappertutto, sino a Benevento, anche se viziati, al solito, di esagerazioni e di palesi animosità personali dei referendari. Notevole specialmente l'azione proselitaria del finalese Giuseppe Parmagiani, che scorre Marche e Romagna, tessendo intrighi d'ogni parte; né men positivo l'accertamento documentario delle relazioni tra i settari dello Stato Pontificio e quelli del Milanese. Troppo scarsa, invece, ci sembra la spigolatura (p. 99) dei rapporti polizieschi sulle voci e sugli umori correnti in Roma e nelle provincic durante la rivolta napoletana del 1820. Quei rapporti, vagamente accennati dal Quacquarelli, li conosciamo, e possiamo dire che sono assai istruttivi della generale diffidenza che il ricordo della fallita mossa murattiana del 15 manteneva negli animi del sudditi dello Stato Romano circa la serietà dei rivoluzionari napoletani, e che spiega assai bene la mancata diffusione del movimento oltre Tronto e Gàrigliano.
Assolutamente delusivi gli ultimi due scarni capitoletti del libro su La situazione religiosa (pp. 1015) e su L'arte egli studi (pp. 107111), che, oltre ad essere decisamente di seconda mano, troppo paiono insufficienti all'importanza e alla vastità degli argomenti, specie quando si pensi, per non dire di altro, all'ampiezza con cui sono trattati, nella nota opera dello Schmidlin su Pio VII, che il Quacquarelli elenca, sì, nell'appendice bibliografica, ma non pare, a rigore, conoscere più che di nome. Delle molte deformazioni di nomi propri jjtfll'P* e stranieri non daremo colpa ad altri che alla stampa, che veramente, sotto questo riguardo, non paro troppo accurata.
Al Quacquarelli, a conti fatti, non resta che l'alternativa, o di ampliare e approfondire le ricerche al punto da possedere sufficiente materia per impegnarsi nella maggiora impostazione del tema enunciata nel titolo e nella prefazione del libro, o, forse meglio, tornare con più specifico intento su qualche fruttuoso punto del vasto argomento, e sondarlo a dovere. Per esempio, sulla crisi economica, sempre superficialmente accennata dai predecessori, né abbastanza sviscerata da lui. Su questo punto, come dicevamo egli possiede già tma direttiva non falsa. Tutto sta nel seguirla con fede e con pazienza, rimettendo le grandi sintesi a un'epoca di più schietta maturità. pOMPEo FALCONE
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