Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <556>
immagine non disponibile

556
Libri o periodici
tutti i contemporanei, dal Solaro al Cavour, dal Franzoiii al D'Azeglio, dal Gioberti ali Alfieri, dal Giovanetti al Pctitti. La sua politica interna, caratterizzata da una canta e lenta ripresa di sistemi amministrativi napoleonici, incapace a dominare le vive forze storiche sulle quali Carlo Alberto presunse sempre di poter fare da arbi­tro; la sua politica estera ispirata ad una contraddittoria ed inconciliabile avversione aDa Francia di Luigi Filippo non meno che ali1 Austria di Mettermeli, conducente al fallimento delle sue mure in Austria come hi Francia, in Spagna come in Svizzera, ed infine a quel fatale isolamento nel quale si troverà il Piemonte nel 1848, quando il suo problema sarà quello di rompere una situazione europea inserendosi nel giuoco politico delle grandi Potenze; compito che il Piemonte non potrà attuare se non nella collaborazione, e che sarà il capolavoro del Cavour quando, da isolato che era, renderà isolata l'Austria al momento dello scoppio della guerra. Neppure la tanto lodata pre­parazione militare si rivelò efficiente alla prova dei fatti, quando l'esercito sardo non fa in grado di amalgamare ed assimilare le forze venute dalla Lombardia e dalle altre parti d'Italia, che videro in Carlo Alberto non la politica dell'unificazione nazionale italiana ma quella tradizionalmente dinastica degli ingrandimenti territoriali: non ultima causa d'insuccesso.
Ma, sopra tutti gli insuccessi, si levò alta nel 1849 per tutti gli Italiani la figura morale del Re, che offrì alla più grande Patria la sua persona, la sua dinastia, le sorti stesse del Piemonte; cosi, come quegli stessi contemporanei che videro sorgere una leggenda di Carlo Alberto, l'Omodeo si spiega e ci chiarisce a come l'esecrato Cari gnano arrivasse ad un vero ringiovanimento della casa di Savoia, e, mentre da ogni parte declinavano e crollavano dinastie e si dissipavano i loro miri, la casa di Savoia si presentasse agli Italiani centro di raccolta più prossimo e sicuro della vagheggiata repubblica mazziniana, proprio dopo Novara e dopo la catastrofe della politica cario albertina: come per un dramma d'animo regio si conseguisse quel che la meditata poli­tica del primo dei Carignano aveva piuttosto allontanato che attuato. L'ultima pagina della vita del Re creava cosi, nell'immaginazione patriottica degli immediati posteri, la gloriosa e pietosa leggenda: in quella pagina era scritta hi rottura dell'armistizio, la guerra cercata senza speranze, l'eroica condotta sul campo di battaglia, l'abdicazione, binile la via dell'esilio: poi la morte, subito dopo, nell'abbandono. Con Cario Alberto conclude l'Omodeo la casa di Savoia aveva passato la sua crisi romantica.
Cosi prospettata, la figura di Carlo Alberto ha tanto interesse storico, umano e morale nel suo sogno misticoromantico, nell'inadeguatezza delle sue doti, nei suoi errori, nell'urto col duro mondo, nel suo tragico destino, che non c'è davvero bisogno di eternarne la leggenda: pur con le sue intemperanze il lavoro deU'Omodeo, can­cellando tante sovrastrutture, mura a restituirci un Carlo Alberto, meno convenzionale, più umano, più vero.
Due parole vanno spese anche per l'appendice che l'Omodeo aggiunge in coda' al suo studio: i Souvenirs del conte Gerbaix de Sonnaz, interessante documento che conferma i risultati ai quali si è giunti per mezzo delle altre già note testimonianze contemporanee BU Carlo Alberto.
II Sonnaz, che per circa 30 anni fu familiarmente vicino a Carlo Alberto, appar­tiene a quella aristocrazia lealistica, attaccata e fedele al trono, che costituiva la classe sulla quale ri appoggiava nel modo più forte e sicuro la dinastia dei Savoia prima del rinnovamento costituzionale: classo di origine feudale, di cui, so son note le qualità di devozione oltre ogni limite e di spirito cavalleresco e militare, sono stati anche messi in evidenza i limiti ideali. L'Omodeo ha anche notato che, tra gli errori di Carlo Alberto fu anche quello di non rinnovare il suo cèto dirigente e di continuare ad appoggiarsi a questa classe, il cui processo di liquidazione come ceto dirigente avverrà solo nel decennio cavo uri ano.
Per avere un'idea di questi limili, basta osservare alcune critiche che il Sonnaz muove a Carlo Alberto ed ai suol ministri: per lui il grande, il vero errore di Carlo Alberto,