Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <557>
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Libri e periodici 557
fu quello di non appoggiare il Gioberti nella sua progettata spedizione a Firenze e Roma invece di rivolgere le armi nuovamente contro l'Austria; Carlo Alberto era. scrive il Sonnaz. aveuglé par sa manie de guerre à l'Auixichien e entrarne par l'astuce et l'ascendant de Rattazzt; e nella riscossa Rattazzi, com'egli la chiama, non vede se non che nous fumea écrasés par les Autrichiens, Charles-Albert force d'abdiquer allant mourir à Oporto et notre infortirne pays écrasé d'une dette qu'il n'a d'espoir de pouvoir payer que dans les phrases du ministère Cavour, qui n'y croit pas lui-mème. Coloro che scrivevano o pensavano come il Sonnaz seguirono bensì il Re nella sua lotta contro lo straniero, e combatterono anche molto valorosamente: ma non com­batterono davvero per l'Italia, per quel mito magnifico che essi non sentivano e che
aveva bisogno, per divenire realtà, di ben altri uomini. -,, -,-,
PAOLO ROMANO
UMBERTO BESEGHI, Ugo Bassi, voi. 2, Il Martire; Parma, Donati, 1940-XVTII, in 8, pp. 308. L. 25.
La ricchezza documentaria che caratterizza il primo volume di quest'opera, appare nelle stesse proporzioni e nello stesso uso anche in questo volume secondo.
Appunto per tale documentazione amplissimamente riportata, e per gli sviluppi narrativi che ne conseguono, vengono non di rado superati i limiti della pura e semplice ricostruzione biografica, e viene dato posto a lunghe e diligenti, descrizioni di ambiente, a riferimenti su vicende e personaggi; e ciò in proporzioni tali da far pensare un -poco ci sia consentita l'immagine ai quadri annidati dentro le grandi cornici barocche.
Questo è stato invero, nell'intendimento dell'A. E a tale gravissima fatica egli si è dedicato con entusiasmo e con fede, e con una preoccupazione dominante su ogni altra: quella cioè di vedere ogni notizia, di esaminare ogni documento, di controllare ogni pubblicazione che riguardasse il protagonista, o il suo ambiente, o gli uomini aventi con lui qualche rapporto.
Le pagine che riguardano l'impressione prodotta in Bologna dal Monitorio pon­tificio del 3 gennaio 1849, le pagine biografiche sul padre Venturini, e quelle, del resto efficacemente ri costruttive e diligentissime, dedicate alla marcia garibaldina da Roma alla repubblica-dei Titano, possono servire di esempio a proposito di quanto abbiamo rilevato.
Anche le citazioni, le opinioni, le argomentazioni che sono fervorosamente dedi­cate dall'A. a quel fenomeno certamente degno di molto rilievo che può chiamarsi la crisi di coscienza di una parte del clero italiano dopo la primavera del 1848, formano nel volume un vero studio a sé, che attesta come l'argomento abbia tentato ed appas­sionato l'A., il quale, a buon diritto, può mostrarci poi il padre Bassi nel quadro di questa crisi, ma a condizione che della crisi medesima il padre Bassi sia un'espressione e non già l'espressione, o l'esponente o il tipico rappresentante. A nostro parere, la crisi di coscienza del padre Bassi ha inconfondibili caratteristiche, assume una forma personale, e si accalora di motivi e di tormenti che sono anche troppo numerosi e troppo vivi, e che, lungi dal trovare soluzioni, trovano piuttosto diversioni. E però, sotto que­sto riguardo, il tormentatissimo Barnabita può essere veduto partecipe del fenomeno, soltanto con la dovuta prudenza e con molte riserve.
Il secondo volume riprende la vita del padre Bassi nel momento in cui questi lascia Venezia per tornare a Bologna, quale cappellano militare del battaglione Zam-beccari. Siamo dunque nel dicembre del 1848: è freddo, ed anche le illusioni della pas­sata primavera sembrano colpito dal rigore invernale. L'ambiento bolognese è agitato da contrasti che ai sono fatti più. acuti, poiché i Gregoriani hanno ripreso la batta­glia con rinnovata ira, mentre gli altri non possono moderare la propria, in quanto le delusioni sofferto agiscono in senso contrario*
Ugo Bassi, il reduce valoroso, non rinuncia al suo posto in quest'ora di tempesta. A Venezia ha combattuto valorosamente sanguinando: qui, a Bologna, combatti; predicando e poetando. Orazioni e poesie non sono ancorami atto di rivolta, non hanno