Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <559>
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Libri e periodici 559
vengono esaminato con grande cura Od obbiettività le responsabilità relative ad una sentenza che viene, a ragione* chiomata un delitto.
Il Beseghi ha poi creduto opportuno aggiungere a questa vasta biografia del padre Bassi, alcune pagine riguardanti Giovanni Livraghi, il compagno del martirio; e veramente ben poco era noto di questo martire glorioso.
Né manca alla fine un ricco ed utilissimo indice delle persone e degli autori.
Tale è l'opera che Umberto Beseghi ha presentato agli studiosi ed al pubblico dei
lettori. Opera che testimonia certamente di un lungo studio e di un grande amore,
ed alla quale noi, pur avendo manifestato lealmente ed amichevolmente qualche
riserva, tributiamo il nostro plauso altrettanto sincero. n
r PIERO ZAMA
CABLO CAROCCI, Gli studi nell'ultimo cinquantennio borbonico. Dai documenti del Rea! Liceo di Salerno, Subiaco, Tipografia dei Monasteri, 1940-XVni, pp. 211. S. P.
L'A., già noto per alcuni buoni saggi di storia medievale, si è proposto di trattare in questo volume, ricco di notizie accuratamente documentate, un argomento di vivo interesse: l'organizzazione, cioè, degli studi attraverso il secolo scorso in particolare in un istituto, il Beai Liceo di Salerno, il quale ebbe una vita assai agitata e una non scarsa rinomanza, soprattutto per la città ove la cultura si riannodava a vecchie gloriose tradizioni.
Ma non si abbia a male il Carocci se usiamo con lui la schietta franchezza di cui siamo soliti in queste nostre rassegne: pur lodando la diligenza e gli onesti intendimenti dei quali dà prova nel suo ampio lavoro, non possiamo accettarne che in minima parte le conclusioni.
L'A. giustamente ricorda, nella premessa, che la cultura pedagogica e filosofica durante l'illuminismo francese e inglese assunse, da noi, una speciale caratteristica: quella di creare la coscienza nazionale. Nel Regno di Napoli, a rompere i legami che ancora avvincevano -le nostre istituzioni agli ordinamenti feudali e a suscitare nuove esigenze dell'educazione e del pensiero provvidero i governi francesi di Giuseppe Bona-parte e di Gioacchino Murat; questi si rese, tra l'altro, benemerito per la nomina di una commissione di uomini colti, la quale doveva tracciare un piano generale di un riordi­namento degli studi, consono ai bisogni del tempo. La legge organica del 30 marzo 1807, che decretava l'istituzione di un liceo in ogni provincia e di due licei a Napoli (e in base a quella legge fu fatta la richiesta del liceo di Salerno, antica sede della scienza) ebbe per l'appunto l'intento di creare scuole medie classiche in cui i giovani venissero istruiti secondo i nuovi principi; l'educazione letteraria, come voleva il Galdi, che all'attuazione dei provvedimenti decretati attese con infaticata costanza, doveva essere strettamente accompagnata con l'educazione morale, civile e politica, perchè, com'egli scrivevo, senza virtù politiche non si potevano avere buoni cittadini. Era logico pertanto che la Chiesa non dovesse essere più chiamata al governo dell'istruzione non ecclesiastica o che lo fosse ancora soltanto dove non era possibile altrimenti ma con ogni più opportuno controllo; poiché si trattava di opporre ad un insegnamento prettamente retorico e formalistico* imposto dall'alto, un insegnamento che tendesse alla spontaneità e all'au­tonomia dello spirito. Il richiamare i Padri Gesuiti alla direzione e all'assistenza dei Reali Collegi, come fece il Governo borbonico ricostruito dopo il Decennio, non segnò certo, come invece sostiene con. piena convinzione l'A., un progresso per una formazione intellettuale calda e operosa della gioventù del Regno napoletano. Ammettiamo, si, anche perchè ce ne offre le più ampie prove il Canicci, che H Governo borbonico s'interessò del funzionamento degli istituti educativi, e particolarmente di quelli organizzati dallo Stato, più dì quanto non si sia opinato inora; ma l'impronta che ad essi volle dare non era punto quello stesso che aveva mosso il Governo francese ad istituirli (p. 62). A che cosa mirarono in realtà i Gesuiti nel loro insegnamento? A costituire, in armonia con le direttive governative, una classe intellettuale aderente ai principi monarchici