Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <565>
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Libri e periodici 565
noi (pp. 37 segg.)... Quando Clcmenccau ha ordinato a un segretario di presentare il trattato ai Delegati germanici, ho guardato con ripugnanza il volume dai fogli appena cuciti, nel quale non è racchiuso soltanto la condanna della Germania, ma anche quella della mia Italia, esclusa dalla vittoria e tutta imprigionata in tutto il suo mare (p. 47). Ora, a parte l'accenno alle costruzioni artificiali, che non si capisce a che cosa si riferisca, ricordiamo che il trattato di Versaglia riguarda esclusivamente la Ger­mania, quindi in esso non è contenuto nulla di quanto concerne l'Adriatico, la regione danubiana e l'Asia Minore; anche le colonie sono ricordate solo per la rinuncia che ad esse deve fare la Germania, e la distribuzione dei mandati non si trova nel trattato, e venne fatta solo dopo la seduta plenaria del 7 maggio. Anche della ripartizione delle riparazioni non vi è traccia nel trattato, e venne fatta solo nella Conferenza di Spa del luglio 1920. In quella ripartizione non ci toccò meno del 6 , ma il 10 di quelle tede­sche e il 25 di quelle austriache ed ungheresi. Infine le questioni italiane il 7 maggio erano ancora tutte insolute, quindi nel trattato di Versaglia vi è solo la condanna della Germania, non quella dell'Italia. Quest'ultima verrà dopo, e per il momento gli italiani, sia quelli della delegazione come i giornalisti non potevano ancora prevedere quello che sarebbe successo. Non uno degli italiani presenti dice l'A. si nasconde che la Germania insorgerà; non uno pensa che la perfida Lega delle Nazioni sarà altro che un colossale " carrozzone per contrabbandare nel mondo intero gli interessi inglesi; non uno ignora che l'America, dopo di aver imposto le clausole e le creazioni più folli, perniciose e antistoriche del trattato, sta già per ritirarsi dall'agone euro­peo, per presentare il conto dei suoi colossali crediti e infischiarsene della pace (p. 38). Ora ci voleva una forte attitudine profetica, in quel momento, per prevedere un rapido risorgere della Germania, il fallimento della Lega e il ritiro degli Stati Uniti. Le prime due cose potevano e poterono prevederle solo pochissimi nomini privilegiati.
Altre sviste ancora troviamo, e mi limito ad elencarle brevemente. Di Orlando e Sonni no dice che alla Conferenza erano solidali nell'azione e per sei mesi hanno negoziato con Lloyd George e Clemenceau. Ora non furono sempre solidali e qualche volta le loro divergenze si manifestarono persino nelle riunioni con gli alleati, e non negoziarono sei mesi, ma solo poche settimane. Con Lloyd George ha in comune un errore cronologico su d'Annunzio: il 7 maggio scrive, infatti: Ora che d'Annunzio ha occupato Fiume (p. 36), ma tutti sappiamo che l'occupazione è del 12 settembre suc­cessivo. Di Tardieu riferisce: Ha tentato proprio in queste settimane di varare di nuovo una soluzione che concilii Fiume col Patto di Londra (p. 40), ma questi tenta­tivi non sono prima del 7 maggio, ma della fine di quel mese. Come pure posteriori al 7 maggio sono i tentativi di Lloyd George per la revisione di alcune clausole, e posteriore è anche la discussione sull'art, 13 del Patto di Londra (p. 41). Ci rappresenta Benes, come uno dei peggiori intriganti contro di noi a proposito delle clausole riguardanti l'Adriatico, ma dagli atti della conferenza ciò non risulta affatto, mentre troviamo sem­pre in prima linea fra i nostri avversari Tramine, che l'A. non ricorda mai, e al quale ai adatta molto di quello che egli attribuisce a Benes. Ci rappresenta la Cecoslo­vacchia sicura amica della Polonia (p. 78), conia quale, invece, ebbe le discussioni più violente.
Nella parte delle sue memorie stese al Cairo nel 1932, in cui parla a lungo di San-giuliano e della sua politica, mette l'occupazione di Valona nel 1915, mentre è avvenuta nel 1914, e attribuisce a Sanguinano varie coso che non ha fatto. Nel 1900 sarebbe stato Sangiuliano ad.esigere da tutti il lupetto dello status quo albanese (pp. 87, 88), ma gli accordi in proposito si devono a ViscontiVenosta. Quando, durante le guerre bal­caniche, ai discusse del futuro dell'Albania, il nostro ministro avrebbe voluto che essa si costituisse in vero e proprio stato autonomo, assistito da una grande Potenza capace di offrirle efficiente protezione internazionale. Ora nella prima riunione della Confe­renza degli ambasciatori tenutasi a Londra il 17 dicembre 1912 venne decisa l'autonomia