Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <567>
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Libri e periodici 567
Inghilterra, in. Austria ed in Serbia) le memorie scritte ormai tuezzo secolo fa conser­vano tatto il loro valore perchè espongono il punto di vista italiano sulle due questioni. 11 Gurrini, al contrario, non conosceva che poco, materiale straniero, oggi invece acces­sibile agli studiosi in notevole quantità, e per questo motivo, come dice il Salata nella Prefazione (p. XV), lememorie storiche a suo tempo scritte dal nostro solerte funziona­rio integrano assai bene l'ottimo volume di ALBERTO GIACCA BUI (La conquista di Tunisi) he fu pubblicato nella stessa collana pochissimo tempo prima del volume ora in esame.
La prima, intitolata Tunisi: Leggenda e Storia fu occasionata dalla polemica di stampa sollevata da giornali italiani e francesi dall'ottobre 1889 in avanti in seguito alla morte di Benedetto Carroll, il presidente del Consiglio italiano al momento dell'oc­cupazione francese della Tunisia, ed in seguito al quasi contemporaneo attacco con­dotto contro Ferry (ch'era stato presidente del Consiglio in Francia al momento della stipulazione del trattato del Bardo) in occasione delle elezioni generali indette in Fran­cia. Parteciparono alla polemica il Pensiero di Nizza, il Corriere di Napoli, la Tribuna, la Perseveranza, VEstafette, il Mat in, VAvvenire di Sardegna, VOpinione, ecc., ed in quella occasione corsero tante di quelle versioni sui precedenti dell'occupazione di Tunisi* dal 1878 al 1881. da rendere impossibile veramente il raccapezzarsi in mezzo a tante e tanto contradditorie versioni (riportate dal Gorrini nel Gap. V della sua prima Memo­ria). Per questo motivo egli intraprese lo studio, per incarico di Crispi, studio che ci è qui impossibile di raffrontare, punto per punto, con quanto il Giaccardi ha potuto mettere in luce giovandosi soprattutto della documentazione straniera ora conosciuta per vedere quanto il Gorrini potesse, attraverso la sola nostra documentazione e pochi documenti francesi ed inglesi allora noti, avvicinarsi in ogni particolare alla verità; ma è indubbio che, pur avendo potuto esaminare le cose da un solo punto di vista, il Gor­rini potè giungere a delle conclusioni assai vicine al vero. Fu illusione quella italiana di credere che la prevalenza da noi esercitata in Tunisia nel campo economico ci desse il diritto senz'altro al predominio politico; fu errore quello del nostro Governo d'allora di perseguire nella Reggenza una politica talora troppo inerte e talora troppo audace fa errore l'affrontare la Francia (di cui pure il programma africano era da tempo deter­minato) senza poterci appoggiare né sulla forza delle armi né su quella della diplomazia; fu errore, infine, illudersi sull'appoggio dell' Inghilterra: appoggio che venne meno sia perchè essa aveva le mani legate dallo scambio di lettere tra Salisbury e Waddington avvenuto nel 1878 (e benché il Gorrini ignorasse l'esistenza di tali documenti, ne intuì l'esistenza attraverso la fitta rete di voci e di smentite di un accordo anglo-francese, che ebbero luogo nel 1881), sia perchè, come pensava e scriveva il Gorrini nel 1892 stendendo la seconda memoria, l'Inghilterra non desiderava una lotta colla Francia, preferiva che la sponda africana non fosse nelle mani di chi già dominava l'altra sponda del Canale di Sicilia, sia, infine perchè pensava che l'Africa Settentrionale fosse ancora tanto vasta da accomodarvi insieme l'Italia e la Francia (e difètti erano disponibili allora il Marocco, la Tripolitania, la Cirenaica e l'Egitto): motivi questi che fecero si ch'essa non prendesse neppure posizione allorquando i Francesi si misero a fortificare Biserta.
Appunto alla questione di Biserta è dedicala la seconda memoria. Il Gorrini ricorda come nonostante il formale impegno preso dalla Francia, il 16 maggio 1881, nei confronti dell* Inghilterra di non fortificare quel porto, a partire dal 1886 il Governo della vicina Repubblica vi iniziasse degli importanti lavori militari col pretesto di potenziarlo dal punto di vista commerciale. Il Governo italiano fu giustamente allar­mato dei lavori che alla chetichella vi venivano fatti ed attiro l'attenzione delle Potenze su quello ch'esso giudicava un mutamento dello status quo mediterraneo, in primo luogo dell'Inghilterra; ma questa Potenza, nonostante i solleciti inviti di Roma e di Berlino, i limitò ad assumere un atteggiamento apatico e dilazionatorio, di modo che i lavori poterono essere condotti tranquillamente a compimento. Nel momento in cui il Gor­rini scriveva la suddetta memoria per il marchese di Budini, essi non erano ancora