Rassegna storica del Risorgimento
CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
anno
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1941
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pagina
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609
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Ancora di Carlo Alberto
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e la politica sono evidentemente arti diverse che chiedono diversi atteggiamenti, è chiaramente da condannarsi chi mette la prima al servizio della seconda.
Il meno che può attendersi da codesta gente Io storico che non arzigogola, che guarda alle cose concrete, ai fatti, all'intimo nesso che li lega, che pensa a quanto è avvenuto prima e dopo, è una patente di ignoranza. Chiunque dirà bene di Carlo Alberto sarà, se non peggio, un antistorico, un agiografo, un poeta della storia, un romantico, un dilettante che non* vale neppure la pena di confutare a meno che non presti il fianco a più gravi accuse.
Noi non seguiremo gli accusatori nei loro metodi senza basi scientifiche, dei quali non è neppure il caso di ricercare le ragioni tutte contingenti; ma ci limiteremo a dimostrare come è perchè la figura di Carlo Alberto, fondamentale alla Storia d'Italia, abbia meritato l'appellativo di magnanima datole dai contemporanei.
Non sarà necessario un grande sforzo: basterà seguire gli accusatori nella esposizione dei fatti avvenuti e nella analisi di quelli per convincersi, nonché dell'errore e della infondatezza del giudizio, anche della malafede. Perchè questo è ben certo: che non basta presumere di essere uno storico per acquistare la chiara attitudine di giudicare un Sovrano od un uomo di Stato nei suoi atteggiamenti e nelle decisioni prese ma è pur anche necessario conoscere almeno i primi rudimenti dell'arte di governare, arte della quale difettano codesti catoni della lealtà e del carattere, la cui deficienza osano rimproverare al Re Martire.
La polemica si è sopra tutto disfrenata sugli atteggiamenti del 1821. Vediamo di chiarire il carattere di quel conato rivoluzionario in Piemonte. Tra i rivoluzionari esistevano due diverse tendenze: l'una era rappresentata da un gruppo di giovani, per lo più appartenenti alle famiglie nobili e pressoché tutti appartenenti all'Esercito, e giungeva sino alla Corte, direi fino alle soglie del trono. Dire che costoro fossero gratuli proprietari terrieri è affermare una assurdità ed è non conoscere la situazione economica del Piemonte: in quel tempo. L'altra tendenza era rappresentata da professionisti, avvocati, medici, negozianti appartenenti alla borghesia, tutti carbonari, tutti ultrademocratici se non repubblicani, tutti intinti di quella esaltazione ottantanovesca che da troppo poco .'tempo aveva sgavazzato sulle piazze intorno agli alberi della libertà ad usò e consumo francese, nonché, naturalmente, giacobino.