Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
anno <1941>   pagina <612>
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de Vecchi di Val Cismon
Si dice che Carlo Alberto fu forzato alla concessione dello Statuto e si arzigogola sul suo carattere e sulla misura dei suoi sentimenti liberali. Si attribuisce alla sua indecisione la catastrofe del 1848-49 !
Non vi ha dubbio che Carlo Alberto decise di capitanare l'impresa italiana né più nò meno che con lo spirito col quale tradizionalmente la sua Casa aveva affrontato il problema del Milanese Per quale strana inversione i democratici milanesi pretendessero che il Piemonte e la dinastia si immolassero per aprire loro una strada e dopo l'effimero successo delle cinque giornate scendessero alle piazzate ed agli insulti gratuiti verso chi tutto aveva offerto per, una causa giusta non si riesce a comprendere se non apprezzando nel contempo la immaturità nel­l'arte di Governo e la deviazione nel giudizio di quella gente e giustificando più che mai le indecisioni del Re. È chiaro che il Pie­monte ed il suo Re combattevano per dare alla penisola non già quella egemonia di una regione sull'altra che era già stata cagione di tanta discordia nella prima formazione unitaria di Roma ai tempi della repubblica, bensì, il solo dominio del popolo italiano sopra se stesso col solo cemento e legame possibile: la Monarchia. Ciò rimane anche per i giobertiani, anche per chi stava fermo al Primato. Il resto è dimostrato ad evidenza errato ed antistorico da tutti gli avvenimenti corsi dal 1848 ad oggi.
Che davanti ai fenomeni milanesi Carlo Alberto fosse esitante se non addirittura riluttante appare chiaro ed anche logico quando si pensi alla posta che era entrata nel gioco ed all'atteggiamento di Milano e di Venezia assai bene noto al Re. Il quale per altro non era liberale. Non lo era nel 1821 quando pensò di porsi non arbitro ma generoso mediatore fra la dinastia e la rivoluzione e non lo potè. Lo fu meno che mai dopo questo infelicissimo esperimento che gli doveva recare tanta incomprensione da tutte le parti e fu più che mai tutt'altra cosa quando assunse la podestà Regia. Ma chi oserà negare senza cadere nella più palese deviazione che Carlo Alberto non fosse nemico del­l'Austria e non tendesse a sostituirne egli re italiano la funzione di dominio nella penisola ? E non era neppure il primo principe Sabaudo a tendere a cosi alto fine.
Cosi stando le cose si comprende chiaramente come la concessione dello Statuto ed il cambio della Bandiera avessero un fine unico; l'unione degli spiriti per la impresa nazionale e conseguentemente la guerra all'Austria che ad un tale fine doveva fortemente tendere. Questa non è fantasia, nebulosità, romanticheria, misticismo, irreso­lutezza. È bensì concretezza, realismo, decisione, eroica decisione