Rassegna storica del Risorgimento
1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
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1941
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627
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La vertenza franco-sarda per Tunisi (1843-1844) 627
occupazione della Tunisia in un'ora, che avesse ritenuta propizia, perchè, non volendo né potendo per ragioni di politica internazionale dare alla cosa l'odioso aspetto di una conquista militare, la superiorità numerica e finanziaria italiana rendeva nullo il pretesto, di tutelare, contro un qualsiasi, immaginario pericolo, la popolazione e l'attività della colonia francese. E, quando, dietro gli Italiani, eravi il Governo inglese, l'impresa diveniva sempre più problematica. Il che non era accettabile dalla Francia che del Bevcato aveva fatto uno dei cardini di tutta la sua politica africana e mediterranea.
La prima notizia del conflitto sardo-tunisino era stata accolta con favore dalla monarchia orleanista. Due possibilità le si offrivano. La prima era di porre il Governo piemontese in seri imbarazzi, non pure convincendo il Bey a non decedere, minimamente dalla posizione nella quale erasi trincerato, ma trascinando Torino in aperta contesa con la Turchia, che di Ahmed bey era signora e sovrana ed aveva il diritto di vigilare sulla indipendenza dei suoi Principi e de' suoi governatori, con il recondito fine di danneggiare il prestigio sardo nell'oriente mediterraneo. La seconda era di ergersi a tutrice della libertà e della dignità della Tunisia, sovvenendone gli uomini, che la dirigevano, contro qualsiasi minaccia sabauda, e impedendo, nel tempo stesso, che la premura ottomana si facesse più pericolosa della inimicizia della Sardegna. Seguendo un siffatto criterio, era possibile alla monarchia orleanista battere in pieno, non tanto il Regno Sabaudo, quanto la Gran Bretagna, conquistandosi la piena fiducia delle sfere politiche beycali e preparando così la lenta, metodica occupazione del territorio, situato ad oriente dell'Algeria.
È certo che la politica della Francia, durante i primi tempi della vertenza sardotunisina, fu abilissima. Sia che il De Lagau avesse avuto diretta parte nell'ordinanza de' grani, come sosteneva il Peloso, in genere sempre bene informato, sia che si fosse limitato a restare dietro le quinte, contribuendo, con accorti suggerimenti, con vaghe espressioni, con accenni infidi, a stroncare l'attività de' commercianti sardi, prevedendo quali ne sarebbero state le conseguenze, il fatto si è che egli mostrò, apparentemente, di disapprovare la disposizione del Bey, allo scopo di allontanare dalla opinione pubblica, europea ed indigena, qualsiasi sospetto che contro di lui fosse potuto sorgere. Il Peloso stesso che delle sinistre manovre del console francese era convinto, doveva scrivere al La Margherita che il De Lagau aveva protestato al Bardo contro la circolare, in seguito ad ordini ricevuti da Parigi. *)
i) A. S. T. Consolati, Tunisi, mazzo IV, il Peloso al La Margherita, 27 ottobre 1843.