Rassegna storica del Risorgimento

1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno <1941>   pagina <631>
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La vertenza franco-sarda per Tunisi (1843-1844) 631
tunisina per consolidare il loro predominio nella Reggenza ed avviare, ad ima pacifica soluzione, il grave problema, di una continuità territo­riale e politica da' confini del Marocco a quelli della Libia occidentale, dovevano convincere tanto le parti interessate, quanto le vigili potenze europee che esse se ne interessavano per il comune desiderio di pace, senza esser sospinte da particolari vantaggi. Era indispensabile dimo­strare che quello, che era avvenuto quattro anni prima, non si sarebbe ripetuto per la circolare dei grani, piccola cosa in confronto de' gravi problemi che incombevano allora su tutta l'Europa. Dovevasi, quindi, agire, con la massima circospezione, come se gli uomini responsabili dessero alla faccenda tunisina il poco peso che essa in apparenza mostrava di avere: calmare le altrui apprensioni: operare come desi­derosi di pace e di mantenimento dello stata quo nel Mediterraneo: rispettare la integrità territoriale sia della Reggenza, sia dell'impero ottomano che nelle dichiarazioni del Ministero francese era l'interessato direttamente della cosa: apparire quale il giudice sereno, consapevole della sua forza e della sua missione. Dietro questa ideologia, manovrare tutta la vertenza in maniera da averla vinta sul Piemonte, sul Regno Unito, e convincere l'impero ottomano ed il Bey di Tunisi che, solo nella Francia, essi avevano trovato chi aveva saputo tutelare la loro dignità e proteggere la loro indipendenza.
Seguendo una tale linea di condotta, è facile intendere perchè all'am­basciatore sardo in Parigi, durante i mesi di novembre e di dicembre del 1843, non fosse fatto cenno, dagli ambienti politici di Francia e dagli uomini di governo, di quel che era avvenuto in Tunisi e dello svolgimento della vertenza. Bisognava dimostrare che, quanto accadeva al Bardo, era dovuto alla personale iniziativa del De Lagau, e le pratiche del Bour-quenay altro non erano se non la naturale operosità di un diplomatico il quale, desideroso di impedire qualsiasi conflitto, si era adoperato per sopire le differenze che erano sorte fra il Piemonte e l'impero ottomano. H Brignole, fatto consapevole dal La Margherita dello stato della que­stione nelle sue cause apparenti ed in quelle recondite, comunicava, il 31 dicembre 1843, al suo superiore che pòche persone gli avevano parlato della questione ira gli Stati sardi edÀhined bey, e più che altro, esse erano, tutte, membri delle rappresentanze straniere, accreditate presso Luigi Filippo. Le quali avevano voluto conoscere se le notizie, saltuariamente comparse nei giornali, in maggioranza francesi, corrispondessero a realtà. Il Ministro sardo in Parigi si era limitato a rispondere che di altro non si trattava, se non di ricondurre il Governo tunisino alla osservanza delle convenzioni pattuite nel 1832, ma si era affrettato ad aggiungere, secondo