Rassegna storica del Risorgimento
1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno
<
1941
>
pagina
<
642
>
642 Eugenio Passamonti
creduto opportuno e di entrarvi per i propri interessi. Conseguenza di questo atteggiamento, per il Re, era, che
non seulement Nous avons pria l'engagement de repousser les forces ottomanes qu1on s'aviserait d'envoyer devant Tunis. mais qne Nous Nous soiumes également obligés d'éloigner des còtea de cette Rége-nce toua autres ba timents de guerre à quclque Nation qu'ils appartienacnt, qui voudraient y teuter une entreprise militaire. En d'autres mots, la France, dans l'intérSt de ses posscssious voiaiues, exige et a le droit d'esiger non seulement le maintien du statu quo pour ce qui concernè la forme du Gouver-nement, mais ausai celui de la tranquillile et de la paix dans la Regencc de Tunis. *)
Non era una formale dichiarazione di guerra, ma la minaccia v'era contenuta, non potendosi, se non che agli Stati Sardi, fermi nel volere in ogni modo soddisfazione, riferire quelle evidenti allusioni. In altre paròle, la Francia assumevasi la causa del Bey, come quella che, per l'Algeria, date le sue aspirazioni imperialistiche, essa 'faceva sua propria: chi avesse attaccato Ahmed bey, avrebbe dovuto attendersi di vedersi di fronte le forze della monarchia orleanista.
H Brignole comprese la gravità della parola del Re. Gravità, non solo dal punto di vista bellico e contingente, quanto da quello molto più importante, della condizione, in cui si sarebbe venuto a trovare il Piemonte, se avesse piegato alle oscure minacce. Se cosi avesse agito, esso avrebbe dimostrato di rinunziare alla sua dignità di Stato indipendente per cedere alle pressioni di Francia, per il solo motivo che questa di lui era piti forte; ed, una volta ammesso questo principio, si sarebbe trovato per l'avvenire nella condizione di non poter più affermare il proprio diritto: come si era inchinato una volta, lo avrebbe potuto fare nelle successive occasioni. Tanto la Francia quanto un'altra grande potenza, dalla presente condotta, avrebbero potuto dedurre che gli uomini di Governo sardi non sapevano mantenere il loro decoro, di fronte, a chi era più potente di loro. Era lo stesso, accettando il punto di vista di Luigi Filippo, che negare tutta la storia passata e la presente, e, più ancora, rinunziare, per sempre, a quel miraggio di grandezza che conservatori e liberali, di qualsiasi tinta, perseguivano per il Piemonte, in un non lontano avvenire, in Italia ed in Europa.
Il Brignole, quantunque fosse senza istruzioni, ma consapevole della sostanza del pensiero del La Margherita che, in questa occasione, era quello dei Re Sabaudo, non sopportò ohe fosse menomato il diritto del suo Sovrano contro piccoli e grandi, di farsi giustizia, violate che fossero state, arbitrariamente, le proprie ragioni. E
i) A. S. T., Lettere Ministri, Francia* mazzo 274, il Brignole al La Margherita, 8 marzo 1844.