Rassegna storica del Risorgimento

DIPLOMAZIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1917>   pagina <467>
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Wàemigrati veneti e la diplomazia 467
del nostro diritto1 e del nostro onoire, non possono essere richiesti od accettati.
Le promesse autonomie di governo civile e jnilitare veneto, sotto II dominio diretto od indiretto dell'Austria nianterrehitero la violazione dei diritto inalienabile della nostra assoluta indipendenza, e non soddisferebbero uè ai voti né ai bisogni nostri
Le autonomie sotto la dipendenza o la influenza di un sovrano straniero si risolvono praticamente in forme menzognere, dove il governo è in mano dei più. tristi, e il comando delle armi è dato a gente ligia agli stranieri e nemica ai nazionali. Ci bastino i recentissimi esempi dei Principati vassalli di Modena, Parma e Toscana. Le autonomie non salvano più Stati, dipen­denti da un solo sovrano, dalla tirannide. Questa verità è storicamente chia­rita dall' illustre Lord Enrico Brougham nel celebre suo trattato di Filosofia politica (parte prima, Gap. XV).
Il Veneto, fatto Stato indipendente, e limitato a* brevi suoi confini, non offrirebbe né garanzia, né sicurezza alla indipendenza d'Italia. Un principe delle Venezie nazionale o straniero, sarà troppo spesso in disac­cordo cogP intendimenti e cogli interessi generali della restante Italia : l'egoi­smo e la gelosia lo faranno infedele alla nazione, e ligio al predominio ed aQa influenza di Stati stranieri.
Questo sovrano, ònistMé dei passi delle Alpi e delle chiavi d'Italia, rin­noverebbe ad ogni minaccia: pericolo, ad ogni diffidenza verso i suoi con­nazionali, la disastrosa vicenda dei tristi Principi italiani, antichi e recenti ì quali, per opporsi al movimento nazionale, e per non piegare alla volontà della nazione, non abbonirono mai dai chiamare al danni d'Italia l'intervento stra­niero. Le armi venete, anche se dissenzienti dal principe, non varrebbero ad impedire le invasioni ed aggressioni èstere, perchè un esercito defezionato perde d'ordine e di compattezza.
Ma il punto che riguarda la federazione degli Stati italiani è par­ticolarmente questo e va notato, poiché davanti agli occhi dei Veneti quell'assurdo disegno rimase per un pezzo come un notturno sogno spettrale, alla cui reminiscenza si ritorna anche dopo desiati alla luce.
Come la Indipendenza isolata di un principe delle Venezie, cosi il suo legame federale cogli altri Stati italiani, non preserverebbero la nostra Italia dalle influenze e dagli interventi stranieri. LoSGÒnìederazlone germanica raan-.tienc divisa e quasi impotente la nazione tedesca, i cui principi abborrono prima di ogni altra cosa la soggezione alia volontà nazionale, parteggiano faziosamente fra loro, favoriscono I funesti interni antagonismi degli Stati più potenti, né sono aleni, dall' Invocare a salvezza dei loro particolari interessi il patrocinio1'e :t?Iin;t<ìrvc}ntQ degli Stati stranieri. Il debole principe Vèneto, posto ai confini d'Italia, sarebbe il primo e costante favoreggiatore ed evo­catore degli interventi stranieri. Il Belgio, regione francese, regno indipen­dente e neutralizzato, propende 'ailic alleanze ed influenze straniere, e sta, gelosamente ed ostilmente in guardia contro la nazione madre.