Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <655>
immagine non disponibile

L'Episcopato bolognese e gli avvenimenti del 1848 e 1849 655
di non permettere più oltre ohe il gentilizio vostro Stemma venga bruttato dalla mostruosa bicipite Aquila Austriaca (del quale essa non. forma parte) il di cui aspetto odiosissimo cadendo sott'occhi quasi a ogni passo in questa Citta, eccita l'indignazione comune, e risveglia soltanto le più sanguinose memorie. E voi stesso che siete Lom-bardo, e voi che appartenete a una terra d'Eroi, e di Martiri generosi,dove quest'Aquila infernale operò poc'anzi carneficine e strazi inauditi, non potrete più tollerare, ne siamo -certi, che si presenti, di continuo al vostro sguardo tanta lordura, mentre ne veggiamo contaminate all'intorno con inconcepibile profusione, le pareti dell'ampio interno cortile del vostro Episcopale Palazzo.
Lungi dal pur sospettare la benché menoma ripulsa, che sarebbe troppo inde-erosa al vostro carattere, e per noi offensiva, teniamo anzi per fermo che vorrete indilatamente soddisfare a questo pubblico giustissimo voto.
Bologna li 27 marzo 1848.
Il cardinale Oppizzoni accolse l'invito giuntogli in forma cosi pub­blica e categorica: fece cancellare dagli stemmi esposti in città l'aquila, e la tolse anche in quello che fregiava le sue notificazioni. Questa adesione parve atto di consenso alla piazza. Ma ben diverso significato aveva nel pensiero del porporato. In uno di quei foglietti a stampa, egli lasciò questa memoria: Da Secoli è lo Stemma di mia famiglia. Ho fatto togliere l'Aquila per evitare i disordini comuni dell'anarchia. ]) Non per consenso, quindi, ma per amore di pubblica pace.
Queste postille, scritte senza la preoccupazione della critica citta­dina, rivelano l'intimo pensiero del cardinale, le sue ansie e le sue preoccupazioni. Sono in rapporto alla situazione bolognese fremente per la guerra e già percorsa dalle prime colonne di volontari. Come rapidamente obbedì a modificare lo stemma, fu pronto anche a sop­primere la consuetudinaria preghiera per l'imperatore d'Austria nei jriti del venerdì e sabato santo. Ecco in qua] forma il 1 aprile 1848 diramò tale ordine ai parroci:
La prudenza esige nelle attuali circostanze che nelle funzioni del Venerdì Santo e nell'Exultate del Sabato'Santo si omettano le orazioni per l'Imperatore e Re.
V. S. farà verbalmente conoscere ai Parrochi ed anche a quelli fuori dal Pleba-oato la presente determinazione.3)
1) Archivio arcivescovile di Bologna: cartone con atti riservati del cardinale Oppizzoni rinvenuti dopo la morte, fase. 39.
2) Archivio arci vescovile di Bologna: notificazioni 184748, VII, f. 23,1848. E un cartone ohe contiene le notificazioni originalmente presso il cardinale Oppizzoui. Nella Diocesi di Bologna l'Oremus prò Imperatore veniva recitato dal 1814, in ringrazia­mento per la restaurazione del potere temporale. Quando il cardinale Antonclli ebbe notizia della circolaro delTOppizzoni, espresse la sua sorpresa al cardinale legato Amat perla sopravivenza di un rito che, in altre parli dello Stato pontificio, non si
praticava più da tempo, essendo caduto in disuso.