Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <658>
immagine non disponibile

658 Umberto Beseghi
La sosta anconitana, le prediche del Bassi e le violenti apostrofi del Gavazzi (sempre esagerato e demagogico nelle sue concioni) contro il clero refrattario allo idee patriottiche, indussero i sacerdoti della diocesi a pubblicare una dichiarazioneprotesta, che li ponesse al riparo da eventuali rappresaglie. Tale dichiarazione ha la data del 22 aprile 1848, e fu inserita su II Piceno del 25, n. 16. Essa ha particolare importanza in quanto ebbe una notevole ripercussione nell'ambiente ecclesiastico bolognese, ove, in conseguenza delle predi­che del Bassi e del Gavazzi sulle piazze cittadine, durate dieci giorni, e dello straordinario commovimento pubblico suscitato, ancor più profondamente la crisi ebbe a manifestarsi.
La dichiarazione anconitana è intestata così: Protesta dei Vicarj Foranej e dei Parrochi della Diocesi di Ancona, ed è del seguente tenore:
A questi ultimi giorni si è pubblicamente declamato in Ancona contro il Clero, e specialmente contro i Parrochi di campagna come retrogradi, oscurantisti, predicatori d'ipocrisia, nemici giurati di Pio IX, collegati coi nemici della libertà e cogli stranieri. Per la guai cosa acciocché in tanta enormità di colpe apposteci, non sembri una con­fessione il nostro silenzio, protestiamo in faccia al pubblico che come riputiamo e ripu­tammo sempre nostro primo dovere mantenere intatto il sacro deposito della religione e predicare le Santissime Verità, così ci siamo obbligati a difendere ogni genere di legittima libertà. Protestiamo che nulla abbiamo di comune coi nemici d* Italia e coi loro aderenti; ma che veneriamo ed amiamo Pio IX, non solo come successore di Pietro, ma altresì come nostro ottimo Principe: che amiamo anche noi l'Italia, e ne desideriamo e speriamo l'indipendenza.
Sono questi i sentimenti di noi e del nostro Clero. Se mai vi fosse alcuna eccezione (e in qual ceto non vi hanno eccezioni ?) si ascrivano piuttosto ad un eccesso di timida prudenza, errore e non colpa: si ascrivano alla stessa novità degli avvenimenti che succe­dendosi l'un l'altro con incredibile rapidità, si lasciarono di troppo lungo tratto indie­tro coloro che vogliono esaminare ogni passo per andar cauti e sicuri. Del resto, fidati in Dio e nella rettitudine della nostra coscienza, non ci spaventano già le ingiurie o le . calunnie. Domandiamo soltanto, che collo screditarci nella opinione del popolo, non ci si impedisca la via di fare il bene; invochiamo da un popolo cristiano l'osservanza della universale carità; da un popolo libero reclamiamo anche noi la nostra parte di libertà.
A Bologna la posizione del clero si fece ben più critica in conse­guenza dei discorsi dei due barnabiti e della eccitazione pubblica. Col­pito da accuse di essere ostile alla libertà d'Italia, di congiurare in segreto, ogni atteggiamento passivo ne- aggravava il disagio, lo sban­damento. Alcuni incidenti denunciavano quale fosse il fermento pub­blico. Gioacchino Rossini, accusato di tirchieria e di scarso patriottismo, era stato fischiato, e, spaventato, era fuggito a Firenze. Invano Ugo Bassi aveva indotto il popolo a fare remissione, e a invocare il ritorno del maestro. Rossini non tornò più. a Bologna, se non dopo il maggio