Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <659>
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L'Episcopato bolognese e gli avvenimenti del 1848 e 1849 659
del 1849 e scortato dai gendarmi. Ricchi e nobili bolognesi erano stati anch'essi insultati per avere dato poco o nulla alle raccolte pei bisogni della patria. D'altra parte la presenza di molti volontari, le dimostra­zioni che si succedevano a ogni momento, lo slancio generosissimo col quale il popolo minuto offriva ai cosr detti banchi nazionali, erano circostanze tutte che rendevano accesissimo l'ambiente. Siamo proprio in un mondo nuovo, commentava padre Paolo Venturini, riferendo ai superiori a Roma l'entusiasmo suscitato dai due confratelli barnabiti. E cosi sembrava, e i più tiepidi, travolti dal generale entusiasmo, finivano per accorrere nelle piazze, offrire, applaudire e cantare, nel tumultuoso coro, gli inni del momento.
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Anche il clero, in certa parte, si mosse, un po' spinto dall'esempio di alcuni confratelli, che apertamente si erano dati alla causa italiana, un po' da un nascente entusiasmo, o da considerazioni di prudenza ma soprattutto stimolati dai discorsi di piazza e da tendenziosi arti" coletti di giornali. Il Gavazzi aveva proclamato la necessità che il clero si pronunciasse fra la politica retrograda e oscurantista, e quella del progresso a fianco al popolo e all' Italia, affermando che i sacerdoti non dovevano temere i castighi, che poco potevano durare, offrendo sé come esempio. E Rodolfo Audinot sul Felsineo (25 aprile, n. 70) lanciava un Appello al clero pei bisogni detta Patria, che era anche un monito:
Questa è pel sacerdozio un'ora gloriosa e solenne; comprenda egli tutta la gran­dezza della missione che Pio IX iniziò, e oggi egli deve compiere sulla terra. H Clero dia l'esempio dell'abnegazione alle moltitudini: dia l'esempio dell'amore di patria: e le moltitudini lui risponderanno e venereranno, e il sentimento religioso avrà nuovo incremento hi questa terra-immortale dei Papi.
L'effetto di questi eccitamenti e il contributo dato dal clero, l'abbiamo dai nomi e dalla misura delle offerte, così come risultano dalle liste pubblicate dai giornali bolognesi dell'epoca.
La sottoscrizione era stata aperta il 17 aprile (prima dell'arrivo dei due barnabiti) con 500 scudi dati dal cardinale Luigi Amat, legato pontificio, e nello stesso elenco compare l'offerta di 50 scudi di padre Alessandro Magni, preposto dei barnabiti. Soltanto undici giorni dopo (28 aprile), quando il fervore delle offerte era al massimo, e Bassi e Gavazzi tuonano sulle piazze, compare quella dell'arcivescovo cardinale Oppizzoni con 200 scudi e due cavalli completamente bardati. Ugo Bassi, nel discorso che tenne la sera dopo alla Colonna Pia, esaltò la