Rassegna storica del Risorgimento
BASSI UGO
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1941
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L'Episcopato bolognesi} e gli avvenimenti dal 1848 e 1849 661
si fanno più calorose e aperte; poi qualcuno esce dall'ombra* portavoce degli anonimi, finché numerosi sacerdoti avanzano una protesta collettiva. E un vero pronunciamento contro il cardinale, fermo nel suo contegno, e decisissimo a non avallare le posizioni di coloro che erano stati bistrattati pubblicamente. Contemporaneamente, sull'esempio del clero anconitano, si studia la proposta di una dichiarazione pubblica per spiegare, giustificare e precisare il pensiero e Patteggiamento dei sacerdoti bolognesi di fronte agli avvenimenti. Naufragato onesto progetto, si tenta di indurre il cardinale a pubblicare una notificazione. Il presule lascia fare, scrivere, discutere, accumula sul suo tavolo anonime, proteste, sfoghi, risposte ai quesiti sollevati dal progetto di dichiarazione, ma non rompe il silenzio, apparentemente imperturbabile fra tanto ondeggiare di passioni e di risentimenti. Da tutto questo materiale, conservato nelle carte Oppizzoni all'Archivio arcivescovile, possiamo ricostruire il complesso e concitato processo mentale della parte più eletta del clero bolognese, provocato dagli avvenimenti del 1848.
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Gli anonimi sono la oscura e subdola pattuglia di punta delle inquietudini destate nel clero pontificio dalle prediche del Bassi e del Gavazzi. Chi scrisse il 27 aprile 1848 a Pio IX, lagnandosi fortemente dei due frati, di ciò che dicono e delle contribuzioni chieste pei bisogni della guerra, pone in evidenza non sentimenti pubblici, ma la gretteria d'uno spirito sordido e inquieto. La lettera giacque per lungo tempo a Roma nella Segreteria di Stato, e pervenne al cardinale Oppizzoni soltanto il 1 giugno con l'ordine papale di indire un triduo di risarcimento dei gravi scandali. Nel frattempo molti avvenimenti erano sopravvenuti, ma per ricostruire la macchinazione montata per far uscire l'arcivescovo dal riserbo, è bene rifarsi a questa prima lettera anonima. Essa dice:
E.mo Padre
I Bolognesi, non hanno potuto non sentire col più vivo rammarico le Eresie pronunciato in riguardo al dogma di Fedo nella infausta occorrenza che hanno voluto, senza il dovuto permesso del superiore Ecclesiastico di questa Gì feià, predicare li due Apostati e Framassoni Padre Ugo Bassi (disonore de* Barnabiti) Padre Alessandro Gavazza in sulla Piazza di Bologna Maggiore, oltraggiando il Clero e Popolo perchè non offriva spontanee offerte per le estere Truppe, pel che senza dubbio è in dovere la Santità Vostra di pubblicare dichiarazioni p. via delle Gazzette contrarie alle eretiche massime di cosifatti distruggitori della Fede di 6. Cristo, ed obbrobrio della Religione, e Peste della Società, siccome hanno recato, e recano (ove per avventura si imbattono), danni spirituali