Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <666>
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666 Umberto Bcseghi
Quando il Golfìeri presentò al cardinale la minuta della dichiara­zione, l'attiva propaganda dei due barnabiti era cessata. Il Bassi, dopo pochi discorsi a Venezia, era partito per Treviso, partecipando ai com­battimenti in difesa della città, rimanendo ferito a fianco del bolognese generale Alessandro Guidotti, caduto in una temeraria azione (12 mag­gio 1848) affrontata per cercare, come trovò, la morte. Il Gavazzi, chiamato a Venezia da Manin e da Tommaseo, dopo alcune concioni, era ritornato a Bologna, riprendendo da solo la sua azione demagogica, e lasciando nell'animo del dalmata irritazione e disgusto. Ma un avve­nimento di più profonda influenza per l'orientamento del pensiero del clero bolognese, era sopraggiunto: l'allocuzione di Pio IX del 29 aprile. Era possibile attendersi una dichiarazione anche labilmente liberale, se il movimento italiano stava per perdere la simbolica insegna della sua azione?
Ciò premesso, esaminiamo, attraverso i loro scritti, il pensiero del gruppo autorevole dei sacerdoti bolognesi, chiamato dal loro presule a cosi singolare referendum.
Monsignor Golfìeri pose la sua dichiarazione sotto l'insegna di un motto tolto dalla seconda lettera di S. Paolo ai Corinzi: Ut non vitu-peretur minìsterium nostrum, precisando cosi quale è l'origine e la causa della dichiarazione stessa. Ma avendo indicato nella citazione non la seconda, ma la prima lettera dell'apostolo, nel corso del contraddittorio gli fu rimproverato anche questo errore materiale. Eppure poteva essere perdonata la distrazione a un poeta notoriamente sbadatissimo.
Alla citazione dell'apostolo, segue il testo della dichiarazione, che riproduciamo integralmente.
1 Mentre nell'ani versale commovimento degli andati giorni l'animo nostro pigliava parte allo spirito pubblico sì vivamente concitato verso una causa a coi non si pud contrastare Bonza vergogna, un altro profondo sentimento in noi ci commosse, e noi dinanzi alia fede vostra, o Eminentissimo Padre, lo presentiamo.
2 Voi non avete mestieri che noi vi dichiariamo il passato. Ben quarantasei anni di pastorale vigilanza su noi che pressoché tutti ci avete veduti nascere al sacerdozio, vi danno pieno diritto di farvi giudice delle opinioni pubblicamente sopra di noi balestrate.
3 Se le parole pertanto che ne' giorni scorsi piombarono sul cuore, del popolo avessero unicamente percorso noi, non ci udreste oggi muover querela. Discepoli del Mansueto che i pubblichi detrattori benediceva, avremmo aspettato in silenzio l'ammenda della riflessione e la difesa del tempo.
4 Ma purtroppo acerbamente ci pesa ali'anitna il danno, lieve pur solo o lontano che venir potesse ai fedeli dove sentissero per breve tratto allentati i vincoli di quella autorità e confidenza che per vostra mano a noi li congiunse, e menomato l'ossequio a quel ministero di cui dobbiamo ad essi a voi ed a Gesù Cristo render ragione.